domenica 5 aprile 2020

Lo scacco (matto?) cinese all’Occidente nel nuovo ordine post-Atlantico


Scacco all’Europa. La Guerra Fredda tra Cina e USA per il nuovo ordine mondiale (Solferino, 2019) di Danilo Taino è un atlante dell’influenza e del “terrore” economico-sociale cinese nel globo. Da una parte, influenza perché la Cina è di gran lunga il maggior partner commerciale di molti paesi asiatici e africani, nonché dell’Est Europa; d’altra parte, terrore, perché tramite una struttura verticale di controllo orwelliano estende i tentacoli del Partito Comunista – saggio indossatore della maschera del capitalismo smart, efficiente, ma (in questi termini) disumano – nei gangli degli stati esteri. Taino non allude e non esplicita questa diarchia, ma certamente mette in guardia rispetto ai problemi (e ai pericoli) di una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, a colpi di influenza nei proxy states e nelle realtà geopolitiche dei paesi emergenti. L’autore offre una sorta di guida – quasi nazione per nazione – degli investimenti cinesi all’estero: dati, particolari, realtà e riflessioni storiche rientrano nella sua analisi; l’ossatura del libro è altresì il ruolo geopolitico della Cina nel ventunesimo secolo.

martedì 31 marzo 2020

Un mondo di populismo autoritario e illiberale


Il populismo si richiama al popolo, quasi come questo sia il collante di ogni discorso politico (o parapolitico): i leader che adoperano l’armamentario verbale della demagogia usano il termine a più non posso per sottolineare il legame e la connessione tra loro e il popolo stesso. Il concetto di popolo è stato molto strumentalizzato da diversi politici negli ultimi anni a tutte le latitudini: esso conserva in sé quasi il ricordo di un “ritorno al passato”, di uno “stare insieme” antico; consente quindi di superare ogni divisione, ogni conflitto, ottenendo così una presunta armonia sociale se riunito sotto il grande capo. Il populismo sfrutta il popolo, celebrandolo; e il popolo stesso – indiscriminato e al contempo cieco – è il Dio osannato dal demagogo, che parallelamente si sente egli stesso divinità in quanto lodato dalla folla e destinatario dei di lei favori elettorali. Il populismo è innanzitutto un sintomo di inadeguatezza profonda dei gruppi dirigenti tradizionali: già in Economia e società del 1921 Max Weber ha spiegato che una leader carismatico si presenta sempre in tempi di grave crisi sociale combinata a un forte stato di ansia collettiva.

giovedì 26 marzo 2020

Debito, natalità ed economia nel Giappone congelato


Il Giappone si è addormentato? È da oltre vent’anni che il Sol Levante ha una crescita economica a dir poco anemica, a tratti anche negativa: sembrano lontani i tempi in cui il paese dello Yen preoccupava, come una sorta di Cina ante-litteram in termini di concorrenza commerciale, tutti i paesi dell’Occidente e specialmente il mercato americano. Prodotti giapponesi ovunque, specialmente nel ramo della tecnologia. Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, l’economia giapponese è cresciuta attorno al sette per cento annuo: grazie al nove degli anni Sessanta Tokyo ha gettato le basi per passare dal ventesimo esportatore al mondo al terzo in pochi anni. Una performance pazzesca, che oggi sembra un antico ricordo per l’isola “congelata”.

domenica 22 marzo 2020

Mitteleuropa e totalitarismo in Kafka, Kundera e Havel


Il libro di Stefano Bruno Galli Václav Havel, Una rivoluzione esistenziale è anzitutto il tentativo para-filosofico di capire il mondo intellettuale del Novecento ceco; un insieme di piccole storie della cultura letteraria boema e morava. Certo, la spina dorsale del libro è articolata a ridosso della vita di Václav Havel, dissidente e politico ceco, ma le punte di eccellenza della cultura e della letteratura ceca vengono altresì considerate nell’opera. Nonostante titolo e copertina del libro siano dedicati allo statista praghese, la proiezione di ricerca di Galli è più culturale che politica: è quasi una rincorsa alla ricerca di un “io” (la propria individualità) in un determinato luogo (la Mitteleuropa), attraverso lo sguardo degli scrittori – eternamente “minoranza” – Franz Kafka («intrigante esploratore del paradiso della mente») e Milan Kundera (leader dell’Unione degli scrittori cechi negli anni Sessanta, quelli pre-Primavera di Praga).

mercoledì 18 marzo 2020

E fu CDU nella DDR


Il 18 marzo di trent’anni fa si tennero le prime elezioni libere della Germania dell’Est. Dominata per anni da un partito unico e capillare, la Repubblica Democratica Tedesca era finalmente uscita dal tunnel della dittatura para-sovietica: ad Est, avevano visto lo sbriciolarsi del Muro di Berlino con stupore e incertezza sul futuro. Nell’autunno 1989 la storia si era messa a correre: le consultazioni elettorali di primavera videro un notevole affermarsi dell’Unione Cristiana Democratica di Lothar de Mazière, che ottenne il quaranta per cento dei consensi – pari a 4.7 milioni e mezzo di voti – sommato poi ad un altro otto per cento di altri partiti del centrodestra.

Italia e geopolitica oggi


Quanto conta oggi l’Italia per Washington in termini geopolitici? «Zero», ha risposto Michael Ledeen, storico e giornalista americano, intervistato da Alan Friedman per l’edizione italiana del libro Questa non è l’America. «L’Italia era un paese interessante, in passato, perché aveva il più grande partito comunista fuori dal blocco sovietico e poi c’erano […] progetti politici di apertura a sinistra […] Quando l’Unione Sovietica è collassata e il Partito Comunista è morto, l’Italia non era più così interessante. Questa è la verità di fondo. Oggi l’Italia conta per i rapporti commerciali, il cibo e le vacanze».

mercoledì 11 marzo 2020

Referendum su Augusto Pinochet: Cile libero


Figlio di un funzionario di dogana (come un vecchio collega-dittatore del passato), Augusto Pinochet era un personaggio del tutto anonimo prima di prendere il potere in Cile. Non che non si sapesse chi fosse, ma egli era ritenuto un uomo scialbo: l’esercito – che scalò fino al grado di generale non senza l’appoggio politico di chi poi rimpiazzò alla Presidenza del paese – era come seconda casa per lui; poco l’interesse per la politica negli anni Cinquanta. Prima del 2001, l’11 settembre era comunemente riferito al colpo di Stato in Cile. La data ripercorreva nell’ordine: l’assalto al Palazzo della Moneta, l’omicidio di Salvador Allende (marxista, fondatore del Partito Socialista Cileno) e la presa del potere della giunta militare. Quella di Pinochet era una dittatura, un regime profondamente autoritario che durò oltre tre lustri, con il placet degli americani: è oramai acclarato che la CIA – quindi l’amministrazione di Richard Nixon all’epoca – sostenne il generale nel suo colpo di Stato autunnale.

giovedì 5 marzo 2020

AfD: capire la destra di oggi in Germania


Il culto della colpa e l’elaborazione intelligente, scientifica e necessaria del passato fanno ormai parte dell’educazione e dell’identità del popolo tedesco. Questi, concetti importanti del libro Dove va la Germania? (il Mulino, 2019) di Gian Enrico Rusconi, che cerca di capire le ragioni e i motivi dei successi elettorali del partito di destra Alternative für Deutschland (AfD) – non il portabandiera del classico conservatorismo – nell’era della demagogia e dello scontento popolare post-crisi economica. Di tutte le destre in ascesa in Europa – Veri Finlandesi, Fidesz, Rassemblement National, Lega – la destra di AfD è quella che nell’immaginario collettivo e nei media viene interpretata come la più dura nelle sue posizioni politiche.

mercoledì 26 febbraio 2020

Economia, rabbia e frustrazione della “nuova” Italia


L’ascesa dei partiti demagogici e populisti, l’immigrazione di migliaia di individui (rifugiati e migranti economici – ridotti di oltre tre quarti già nel 2017), le emigrazioni di giovani talenti, le fragilità dell’Unione Europea e le polemiche attorno all’Euro, la crisi bancaria (i crediti inesigibili sono ancora il dieci per cento degli attivi) e quella del debito, minano il sistema-Italia. Eccessiva pressione fiscale, burocrazia imperante, lentezza ed inefficienza della giustizia, rigidità del mercato del lavoro, corruzione ed evasione avvelenano i presupposti di crescita del Belpaese. «Siamo alle solite», diranno alcuni, ma secondo Alan Friedman – autore di Questa non è l’Italia (Newton Compton, 2019) – quella di oggi «non è più l’Italia patria della cultura e della tolleranza». Oggi «sono saltati i freni inibitori», aprendo così un’autostrada lastricata di istinti rabbiosi e paure ataviche in un paese che «ha sempre mostrato certa inclinazione per gli uomini forti».

mercoledì 19 febbraio 2020

Faber, poeta immortale


Sembrava già predestinato – o condannato – alla musica: alla canzone, una vecchia amica, conosciuta ancora prima dell’infanzia. Quando Fabrizio De André venne al mondo, il 18 gennaio 1940, suo padre aveva messo sul giradischi “Valzer campestre” di Gino Marinuzzi. Canzone alla quale il cantautore genovese sarebbe stato molto legato, tanto da rivisitarla e trasformarla in “Valzer per un amore”, nell’album “Canzoni” (1974). «Il mio primo incontro con Fabrizio» ha raccontato Dori Ghezzi «ebbe luogo negli studi […] della Fonorama […] Lui mi avvicinò […] e mi invitò nella sala di incisione dove aveva appena messo le parole su quella musica».

Della follia di Göring


Quando il Male è pomposo, diventa grottesco. Pluridecorato “atleta del cielo” della Luftwaffe nella Prima Guerra Mondiale, Hermann Göring non solo divenne il numero due del regime nazista tramite giri di corruzione, ricatti, violenza, ma godeva di una pessima fama anche tra i suoi colleghi alla corte del Führer. La vita di Göring era costeggiata da vanità ed esagerazioni, atti criminali ed efferatezze di ogni genere.

giovedì 13 febbraio 2020

L’euro? Tutto il potere a Draghi! Biografia dell’italiano così rispettato quanto temuto


«Mario Draghi avrà un successore, non sarà sostituito», ha detto Pierre Moscovici qualche mese prima della fine del mandato dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea. Le parole dell’ex commissario per gli affari economici e monetari riassumono il lascito non di un semplice burocrate, ma di un convinto europeista, un leader calmo e pacato. Rispettato. L’artefice (Rizzoli, 2019) di Jana Randow e Alessandro Speciale non è solo una documentata cronaca della storia economica dell’Eurozona dell’ultimo decennio; è anzitutto il ritratto intimo e biografico di un italiano di rilievo nella scena internazionale. «Non accetto etichette. Presento fatti», aveva dichiarato Mario Draghi – protagonista del libro – qualche anno fa a Die Zeit; questi – assieme a molti nella stampa tedesca – sempre attento a ricordare con malizia il paese d’origine dell’ex numero uno della BCE.