mercoledì 16 ottobre 2019

L’Europa di oggi come quella della salita al potere dei nazisti nel 1933?


«Può darsi che qualche personaggio dei nostri giorni si ritrovi nei detti, nei fatti e nei misfatti di quelli di allora. Gli è consento adombrarsi. Ma non illudersi: i cattivi di allora sono inarrivabili, a provare a specchiarsi ci si rende solo ridicoli.» È questa la tesi portante di Sindrome 1933 di Siegmund Ginzberg: cercare di intravedere velate e sottili similitudini tra ieri e oggi. Certo, la nostra epoca è molto diversa rispetto a quella attorno al 1933, anno della salita al potere dei nazionalsocialisti in Germania. La speranza è quella che certi anticorpi sociali e democratici siano stati sviluppati da ogni singolo individuo a tanti decenni di distanza dai crimini di massa che vennero commessi allora.

mercoledì 9 ottobre 2019

Marshall: uomo e piano


Lo aveva presentato all’Università di Harvard nel giugno del 1947: un grande piano di assistenza economica per l’Europa. George Marshall – l’inventore dell’omonimo piano, capo di Stato maggiore nell’esercito americano ed in seguito segretario alla Difesa nel secondo governo di Harry Truman, Premio Nobel per la Pace, morto sessant’anni fa – credeva che fosse necessario assicurarsi l’alleanza stabile dell’Europa dell’Ovest finanziando ed aiutando le nazioni in ginocchio dopo sei anni di Seconda Guerra Mondiale.

BR, tra favole e abbagli


«Il giornalismo è lotta, propaganda, missione che non cerca pantofole salvatrici né successi finanziari, ma insegue la vittoria morale delle idee che ha nel cuore, per le quali si vive e si combatte. E se occorre, si muore.» Scriveva così Eugenio Torelli-Viollier – fondatore del Corriere della Sera – nel 1876. Lotta, propaganda e missione: vocaboli non estranei a molti giornalisti che nell’Italia degli anni Settanta davano la vita (metaforicamente e talvolta letteralmente) per l’informazione; in molti casi, più o meno inflazionata dall’ideologia.

mercoledì 2 ottobre 2019

Populismo odierno, tra bugie e paura


Uno degli obiettivi dell’ultimo libro di Alessandro Barbano, Le dieci bugie. Buone ragioni per combattere il populismo, è quello di suggerire al lettore una serie di metodi per riconoscere e disinnescare la «malattia della politica», che oggi di tutte è sul banco degli imputati: il populismo. Non che cercare il consenso attraverso modalità “populistiche” sia insano. Critici sono i livelli che un movimento fortemente demagogico raggiunge nell’obiettivo di acquisire il consenso popolare alle vette dell’architettura statale, tramite la semplificazione del discorso, la manomissione di concetti controversi, l’individuazione di un capro espiatorio, il solleticare gli istinti più rozzi e la normalizzazione delle anomalie.

giovedì 26 settembre 2019

L’Europa e il fascino discreto (e letale) della Russia


La Russia non può vantare molti amici. Molti degli stati satelliti dell’ex Unione Sovietica si sono ribellati alla casa madre, che sperava – intimamente – di conservare un legame politico più intenso con paesi quali Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Tutte nazioni abbastanza ostili al Cremlino e al suo leader Vladimir Putin. Per non parlare dell’Ucraina – guidata dall’ex comico Volodymyr Zelensky – che nel 2014 si vide sottrarre la Crimea sul Mar Nero (da qui le note sanzioni). E se molti degli ex paesi del Patto di Varsavia – che comunque conservano importanti relazioni economiche con la Federazione – prendono le distanze da Mosca, alcuni paesi europei sembrano strizzare l’occhio al gigante asiatico.

martedì 17 settembre 2019

Uguaglianza e libertà nella società aperta di Karl Popper

La società aperta è sotto attacco. Una coltre di autoritarismo – più o meno spesso a dipendenza delle latitudini del pianeta – sembra raggiungere le vette del grasso consenso proprio quando le tradizionali risposte liberali e democratiche stentano a godere del sostegno che per decenni hanno avuto. Ma cos’è la società aperta? «Con l’espressione “società aperta”» scrive Karl Popper, morto il 17 settembre di venticinque anni fa, «designo non tanto un tipo di […] forma di governo, quanto piuttosto un modo di convivenza umana in cui la libertà degli individui, la non-violenza, la protezione delle minoranze, la difesa dei deboli sono valori importanti.» Il binomio “società aperta” è legato a doppio filo al suo più grande teorizzatore, il “filosofo della libertà”. A un quarto di secolo dalla scomparsa di Popper, le sue considerazioni in campo sociale ai tempi del successo dell’onda demagogica e delle crisi delle democrazie sono quanto mai attuali.

martedì 10 settembre 2019

L’ultimo impero multietnico


La fine della Grande Guerra decretò la fine di un’epoca. Profondamente ottocentesco nell’architettura, scollegato dalle esigenze d’indipendenza di molti degli Stati compresi nel recinto austro-ungarico, l’Impero di Franz Joseph, il monarca assoluto del tempo (Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria), era una grande potenza multietnica: temuta e ammirata; smembrata come conseguenza del Trattato di Saint-Germain-en-Laye (firmato dall’Austria con le potenze vincitrici) il 10 settembre di cento anni fa per dar voce singola a cecoslovacchi, trentini, austriaci, tirolesi, ungheresi, ruteni, serbi e croati (molti di questi, sotto il neonato Regno di Yugoslavia). Il colpo finale all’Impero fu poi il Trattato di Trianon, firmato con l’Ungheria, nel giugno 1920.