mercoledì 26 febbraio 2020

Economia, rabbia e frustrazione della “nuova” Italia


L’ascesa dei partiti demagogici e populisti, l’immigrazione di migliaia di individui (rifugiati e migranti economici – ridotti di oltre tre quarti già nel 2017), le emigrazioni di giovani talenti, le fragilità dell’Unione Europea e le polemiche attorno all’Euro, la crisi bancaria (i crediti inesigibili sono ancora il dieci per cento degli attivi) e quella del debito, minano il sistema-Italia. Eccessiva pressione fiscale, burocrazia imperante, lentezza ed inefficienza della giustizia, rigidità del mercato del lavoro, corruzione ed evasione avvelenano i presupposti di crescita del Belpaese. «Siamo alle solite», diranno alcuni, ma secondo Alan Friedman – autore di Questa non è l’Italia (Newton Compton, 2019) – quella di oggi «non è più l’Italia patria della cultura e della tolleranza». Oggi «sono saltati i freni inibitori», aprendo così un’autostrada lastricata di istinti rabbiosi e paure ataviche in un paese che «ha sempre mostrato certa inclinazione per gli uomini forti».

mercoledì 19 febbraio 2020

Faber, poeta immortale


Sembrava già predestinato – o condannato – alla musica: alla canzone, una vecchia amica, conosciuta ancora prima dell’infanzia. Quando Fabrizio De André venne al mondo, il 18 gennaio 1940, suo padre aveva messo sul giradischi “Valzer campestre” di Gino Marinuzzi. Canzone alla quale il cantautore genovese sarebbe stato molto legato, tanto da rivisitarla e trasformarla in “Valzer per un amore”, nell’album “Canzoni” (1974). «Il mio primo incontro con Fabrizio» ha raccontato Dori Ghezzi «ebbe luogo negli studi […] della Fonorama […] Lui mi avvicinò […] e mi invitò nella sala di incisione dove aveva appena messo le parole su quella musica».

Della follia di Göring


Quando il Male è pomposo, diventa grottesco. Pluridecorato “atleta del cielo” della Luftwaffe nella Prima Guerra Mondiale, Hermann Göring non solo divenne il numero due del regime nazista tramite giri di corruzione, ricatti, violenza, ma godeva di una pessima fama anche tra i suoi colleghi alla corte del Führer. La vita di Göring era costeggiata da vanità ed esagerazioni, atti criminali ed efferatezze di ogni genere.

giovedì 13 febbraio 2020

L’euro? Tutto il potere a Draghi! Biografia dell’italiano così rispettato quanto temuto


«Mario Draghi avrà un successore, non sarà sostituito», ha detto Pierre Moscovici qualche mese prima della fine del mandato dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea. Le parole dell’ex commissario per gli affari economici e monetari riassumono il lascito non di un semplice burocrate, ma di un convinto europeista, un leader calmo e pacato. Rispettato. L’artefice (Rizzoli, 2019) di Jana Randow e Alessandro Speciale non è solo una documentata cronaca della storia economica dell’Eurozona dell’ultimo decennio; è anzitutto il ritratto intimo e biografico di un italiano di rilievo nella scena internazionale. «Non accetto etichette. Presento fatti», aveva dichiarato Mario Draghi – protagonista del libro – qualche anno fa a Die Zeit; questi – assieme a molti nella stampa tedesca – sempre attento a ricordare con malizia il paese d’origine dell’ex numero uno della BCE.

sabato 8 febbraio 2020

Emil Ludwig e i “suoi” dittatori a colloquio (e a confronto)


Ottant’anni fa usciva il celebre Tre ritratti di dittatori, opera di Emil Ludwig, giornalista tedesco ebreo che ebbe accesso a tre dittatori che gli ebrei li disprezzavano, fino ai noti atti finali: Adolf Hitler, Benito Mussolini e Stalin. Dittatori perché tutti e tre hanno oppresso le libertà individuali, anche se le tre figure erano molto diverse tra loro. Uguali, tuttavia, di fronte alla Storia per «il disprezzo per le masse, la persecuzione dell’intelletto», come spiega Ludwig. L’autore esegue un ritratto intimo degli uomini a cui in milioni guardavano senza mai poterne afferrare davvero la personalità. Tutti e tre, provenivano dal popolo che celebravano nei discorsi pubblici e che nel privato disprezzavano. Ludwig analizza con dovizia di particolari uno ad uno i tre autocrati.

lunedì 3 febbraio 2020

Il cappio del debito pubblico e i giovani di domani


Giulio Andreotti era solito dire che «è meglio tirare a campare che tirare le cuoia.» Solo che a furia di tirare a campare si rischia di morire. Un debito pubblico enorme è una zavorra che qualsiasi economia che pensi di svilupparsi in maniera florida e virtuosa non può continuare a trasportare nella propria mongolfiera. A differenza dei sacchi attorno al cestello della stessa, il debito pubblico non stabilizza il veicolo: se molto grave, affossa la crescita economica e ne ostacola gli sviluppi. Il debito di oggi è un’ipoteca per i figli del domani: le allegre spese di oggi sono i conti che verranno presentati alle generazioni future. Chi pagherà il debito pubblico?

lunedì 27 gennaio 2020

L’antisemitismo che porta ad Auschwitz, tra passato e presente: quale eredità?


I campi di concentramento nazisti iniziarono a macinare morte sin dai primi giorni dall’inizio del Terzo Reich: certo, l’industrializzazione dello sterminio degli indesiderabili si materializzò in quelli di sterminio e solo dopo la conferenza di Wannsee del gennaio 1942, ma l’ammassamento di esseri umani – ridotti a bestie da macello – nei gelidi Lager del Nord e dell’Est Europa fu tra le primissime misure prese da Berlino. A metà marzo 1933, il governo Hitler – in carica da meno di un mese e mezzo – fece aprire il campo di concentramento di Dachau, nel cuore della Baviera, oggi come allora, locomotiva industriale tedesca. Secondo i dettami del Mein Kampf pubblicato meno di dieci anni prima, il regime aveva stilato la lunga lista degli indegni che a Dachau avrebbero dovuto essere rinchiusi: ebrei, zingari, Rom e Sinti, omosessuali, asociali, vagabondi, truffatori, ladruncoli, tra le tante categorie. E i cittadini “ariani” – popolo auto-purificatore – venivano attivamente incoraggiati a denunciarli e segnalarli alle autorità.

martedì 21 gennaio 2020

L’identità perduta nell’era della globalizzazione e del nazionalismo


Nonostante il risultato delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo lo scorso maggio abbia confermato una decisa frenata degli agglomerati sovranisti-demagogici, sono molte le inquietudini che affliggono il Vecchio Continente. La sfida migratoria è tutt’altro che risolta; la crisi degli operai siderurgici francesi sembra non trovare pace nella Francia dei gilet jaunes; il cronico malato d’Europa – lo stivale del Mediterraneo – è sempre all’opera per tentare di violare le regole europee che ha sottoscritto; britannici (prossimi all’uscita dall’UE) e austriaci avvertono un clima da basso impero e sembrano essere condannati alla semi-irrilevanza nelle scelte comunitarie; i quattro di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) sono corteggiati dall’autoritarismo putiniano; l’influenza cinese e il terrorismo di matrice islamica s’insediano silenziosamente nel tessuto sociale europeo. Tutti fenomeni che non solo bloccano e al contempo agitano l’Europa, ma la gettano in uno stato confusionale, nonostante il continente sia uscito dalla crisi dei debiti sovrani e sia tornato a crescere nel complesso (ad eccezione dell’Italia).

mercoledì 15 gennaio 2020

Il coraggio dell’esempio


Sapeva che sarebbe morto anche lui. Sapeva che aveva i giorni contati: era solo una questione di tempo. E il tempo a sua disposizione fu meno del previsto. Devono essere stati terrificanti i giorni che hanno separato la morte dell’amico Giovanni Falcone – 23 maggio 1992 – dalla sua, 19 luglio dello stesso anno, quando – nel caos politico e economico dell’Italia di quei mesi – Cosa Nostra decise di trucidare uno dei più importanti magistrati impegnati nella lotta contro la Mafia. E nonostante il vento di morte che soffiava sulla faccia stanca di Paolo Borsellino nell’estate di ventotto anni fa, il magistrato-martire ha portato avanti con dignità e onore la sua battaglia contro il crimine organizzato. E nonostante tutto, con la morte che gli veniva incontro, Borsellino non smetteva di lavorare: chi lo ha visto a Palermo nell’estate 1992, lo ricorda come uno spettro ansioso, segnato dal terrore del tritolo.

I movimenti demagogici e le democrazie fredde


Le democrazie europee si stanno raffreddando. Le grandi architetture democratiche del Vecchio Continente non riescono più a scaldare i cuori e gli entusiasmi dei propri cittadini e, nel lungo termine, sembra che le crisi passeggere si stabilizzino: l’ascesa dei movimenti demagogici – a destra come a sinistra – altro non è che l’effetto – non la causa – di malesseri risaliti dal fondo del tessuto sociale degli stati.

lunedì 13 gennaio 2020

Il coraggio di Giampaolo Pansa, cronista unico e “rompiscatole”


Giampaolo Pansa è morto ieri a Roma all’età di ottantaquattro anni: era uno degli ultimi grandi cronisti italiani. Unico. In quasi sessant’anni di mestiere – un terzo dei quali prestati alla professione di storico – ha narrato la Storia d’Italia attraverso le lenti della politica, dei suoi occhiali e del binocolo che reggeva negli spalti del pubblico in Parlamento per scrutare i volti degli onorevoli e dei senatori. Cogliere l’espressività, i tic, i vizi, gli sguardi dei protagonisti dell’arena politica di allora – e non solo la notizia – era una delle tante “specialità su carta” del giornalista piemontese.

sabato 4 gennaio 2020

Uomini e storie: uno sguardo al doppio venti


Il “venti-venti” – doppia cifra, gioco di numeri, che segna l’inizio del terzo decennio del secolo – sarà un anno ricco di anniversari. Nascita e morte di uomini che hanno fatto la Storia rimbalzeranno fino a dicembre nelle agenzie-stampa e nelle librerie, nei giornali e nelle televisioni.