domenica 31 maggio 2020

Dialogo su immigrazione e confini dell’Europa


Con il crollo del Muro di Berlino non solo è stata ridisegnata la mappa geopolitica europea – congelata dal lontano 1945 –, ma per milioni di individui dell’Europa Centro-orientale diretti in Occidente si esaudiva un sogno di libertà e benessere troppo a lungo negato oltre la cortina di ferro. Libertà e benessere che, nell’Europa divisa – oggi come allora, ma per altre ragioni –, poteva vantare solo chi stava ad Ovest del Muro fisico e metaforico; simbolo di un’utopia che, trent’anni fa, si sbriciolò ai piedi della Storia. Il dialogo tra Federico Fubini e Ivan Krastev in L’impero diviso (Solferino, 2019) è un’analisi orizzontale e verticale sull’Europa odierna, a confronto con quella del post-crollo del Muro. Dal “Comunismo al nazionalismo”, come indica il sottotitolo del libro. Tra sogni e speranze della generazione, di cui gli autori fanno parte, che il Muro l’ha visto crollare in diretta.

mercoledì 27 maggio 2020

La nuova Ungheria del pre e post-Trianon


I moti del 1848 si fecero sentire anche nel Centro Europa, specialmente nel Regno d’Ungheria. Più diritti, più rappresentanza popolare e indipendenza erano le richieste di chi scendeva in piazza contro i monarchi assoluti del tempo. E in qualche caso concessioni vennero fatte ai cittadini-sudditi che, come puntualmente accade nella Storia, ad un certo punto reclamarono più diritti sotto i cancelli del grande signore. La rivolta nel Regno Ungherese fu però soffocata da una mossa a tenaglia: da una parte Vienna e dall’altra Mosca. Conclusa la rappresaglia, l’impero unito sotto la guida assolutistica di Franz Joseph progredì lentamente in termini economici fino alla fine del secolo. E nonostante le corone di Austria e Ungheria si allinearono sotto l’imperatore, era la parte ad Ovest – in particolar modo quella contigua all’Impero Tedesco – ad aver avuto maggiore sviluppo industriale.

domenica 24 maggio 2020

Alberto Alesina, l’economista chiaro e anti-populista


Pavese con dottorato ad Harvard – dove ha poi insegnato per anni –, saggista di fama, considerato dall’Economist un papabile futuro Premio Nobel per l’Economia già nel 1990, Alberto Alesina è morto ieri prematuramente all’età di sessantatré anni a causa di un attacco cardiaco. Italiano apprezzato nel mondo, figura internazionale e prestigiosa, accademico ed economista, dal 1986 faceva la spola da un capo all’altro dell’Atlantico accolto nelle università statunitensi, così come la Bocconi, dove era visiting professor. I suoi studi e lavori erano in campo economico, ma immancabilmente l’accademico riusciva a conciliare questi ultimi con la scienza politica, tanto che alcuni osservatori lo definirono il padre della political economy.

mercoledì 20 maggio 2020

Elezioni in Romania: da Ceaușescu a Iliescu


Sul finire degli anni Ottanta, la situazione economica rumena era spaventosa. Il Socialismo nazionale applicato all’economia fu devastante; a Bucarest più che altrove nel mondo oltre-cortina. Nella prima metà degli anni Ottanta l’autarchia era diventata il sogno di Nicolae Ceaușescu; questi, relativamente “autonomo” rispetto a Mosca e su diverse posizioni molto più allineato a Tito Broz che ai boss sovietici. Finanze ed economia al collasso, povertà dilagante, nepotismo dei gerarchi, corruzione sistemica, repressione dei civili, disoccupazione alta: era questa la Romania dei Ceaușescu.

La necessità (e la paura) della meritocrazia


Il percorso verso la meritocrazia interessa tutti gli strati sociali. A dare l’esempio per una società più meritocratica, direbbero alcuni, dovrebbe essere in primis lo Stato. La classe dirigente di un paese dovrebbe promuovere la meritocrazia, non tentare di ostacolarla, come talvolta avviene in diverse realtà. Sottogruppo del settore pubblico, il mondo scolastico – non al riparo da invidiuzze incrociate tra studenti e tra insegnanti – è la prima palestra sociale in cui la meritocrazia ha una prima forma di applicazione. Non è sempre il caso in molti istituti, sebbene siano proprio questi i “laboratori” predisposti alla crescita dell’individuo, dunque alla sua proiezione nel mondo del lavoro. «Chi vuole aver in futuro élite politiche di valore deve ricostruire scuole, di ogni ordine e grado, di valore, deve reimpostare in chiave […] meritocratica il […] sistema educativo», ha scritto Angelo Panebianco (Corriere della Sera 20 gennaio 2019).

lunedì 18 maggio 2020

Il Muro che cadde due volte: Antonio Polito e la grande illusione dei post-comunisti


Nel suo Il Muro che cadde due volte (Solferino, 2019) Antonio Polito ha avuto il coraggio di guardarsi allo specchio e parlare con sincerità al lettore, riconoscendo l’illusione comunista in cui ha creduto sin da ragazzo; illusione che d’altra parte molti giustificano ancora oggi. Non si tratta solo di prendere le distanze dal Comunismo in sé dicendo che quello manifestato in Unione Sovietica «non era il vero Comunismo» (a nessuno, tra l’altro, verrebbe in mente di dire che quello hitleriano «non era il vero Nazismo»), ma anche di prendere le distanze dal Comunismo italiano. Ancora molti in Italia rivendicano con orgoglio l’ideologia sovietica in salsa mediterranea, ovviamente diverse da quella oltre-cortina, ma pur sempre facente riferimento alla falce e martello, sotta la cui combinazione sono state compiute efferatezze di ogni genere.

giovedì 14 maggio 2020

Da Praga – Impressioni di una crisi


Pubblicata a puntate su L’Osservatore, dal 21 marzo al 14 maggio, “Da Praga – Impressioni di una crisi” è una rubrica diaristica che ripercorre dalla capitale ceca la cronaca di un paese dell’Europa Centrale afflitto dal Covid-19. Nelle lunghe, ma produttive, settimane confinato a casa – la bellezza di sessantatré giorni (10 marzo-14 maggio), con cinque uscite da mezz’ora l’una – ho cercato di riportare storie, impressioni, opinioni, valutazioni, notizie e dati che mi hanno accompagnato nell’avventura casalinga.

domenica 10 maggio 2020

Churchill a Downing Street, Hitler a Parigi


Il 10 maggio di ottant’anni fa fu un giorno cruciale per la Storia europea, nonché per gli esiti della guerra scatenata dalla Germania nazista nel settembre 1939. Mentre la Wermacht lanciava l’operazione per la conquista della Francia, Winston Churchill diventava Primo Ministro britannico, subentrando a Neville Chamberlain. Era la fine simbolica della politica dell’appeasement, dalla quale Londra si era distanziata da diversi mesi – con un grave ritardo – e al contempo la “pausa” dell’espansionismo hitleriano, che aveva fatto filotto con le conquiste europee ad Est (Austria, Boemia e Moravia, Polonia) e a Nord (Danimarca e Norvegia).

martedì 5 maggio 2020

Il rischio di dimenticare la democrazia


Il fascino che esercitano le democrazie sembra si stia sbiadendo sempre di più: apparentemente incapaci di far fronte in maniera efficace a tanti dei grossi problemi che attanagliano le società occidentali, esse sembrano inadatte a rispondere nel breve-medio termine alle situazioni emergenziali; siano economiche, sociali e, oggi, anche sanitarie. Sembrerebbe che il fuoco della democrazia si stia sempre di più spegnendo a colpi di discredito gettato su questo valore secolare, scartato a favore di meccanismi più autoritari, dunque illiberali e non democratici. Molte democrazie si stanno raffreddando: sembrano non in grado di mantenere il passo con le evoluzioni sociali (siano queste tecnologiche, economiche o quant’altro).