mercoledì 18 marzo 2020

E fu CDU nella DDR


Il 18 marzo di trent’anni fa si tennero le prime elezioni libere della Germania dell’Est. Dominata per anni da un partito unico e capillare, la Repubblica Democratica Tedesca era finalmente uscita dal tunnel della dittatura para-sovietica: ad Est, avevano visto lo sbriciolarsi del Muro di Berlino con stupore e incertezza sul futuro. Nell’autunno 1989 la storia si era messa a correre: le consultazioni elettorali di primavera videro un notevole affermarsi dell’Unione Cristiana Democratica di Lothar de Mazière, che ottenne il quaranta per cento dei consensi – pari a 4.7 milioni e mezzo di voti – sommato poi ad un altro otto per cento di altri partiti del centrodestra.

Sullo schieramento di sinistra – ma non alleati come invece erano i partiti “azzurri” dell’Alleanza per la Germania – il Partito Socialdemocratico di Ibrahim Böhme (circa il ventidue per cento dei voti) e il Partito del Socialismo Democratico (PDS) che raccolse il sedici per cento dei voti ed era erede diretto del SED (Partito di Unità Socialista di Germania) che, solo il 7 maggio prima, aveva ottenuto una grande maggioranza nel Parlamento della DDR e aveva pubblicamente elogiato la brutale repressione comunista cinese di Piazza Tienanmen.

Inevitabilmente, le elezioni per il rinnovo della Volkskammer non erano semplici consultazioni amministrative o interne: preparavano il terreno per le elezioni federali del 2 dicembre, le prime della Germania unita. Le ferite del passato vennero suturate dalla promessa di un’unità rapida da parte dei partiti di ispirazione cristiana. I tedeschi orientali si erano disabituati a votare liberamente: in milioni erano nati sotto il Muro ed erano stati schiacciati dal simulacro di democrazia vigente in Germania orientale (incontenibile l’entusiasmo di molti che, una volta trasferitisi ad Est, scoprirono … l’U-Bahn, la metropolitana). Le elezioni del marzo 1990 davano loro la legittima possibilità di scegliere da che parte stare.

Helmut Kohl, leader-dirimpettaio di de Mazière della CDU nella Germania dell’Ovest, non poteva che essere più contento: tutto sembrava destinato ad una riunificazione dei due popoli tedeschi, che avvenne il 3 ottobre seguente. Kohl fu decisivo nello “sponsorizzare” le elezioni nell’Est, anche se la CDU dell’Ovest era sempre stata allergica ad ogni trattato con la Germania orientale. L’eventualità di un rapporto più fruttuoso tra le due Germanie si era però già intravisto nel 1984, quando, in autunno, Kohl invitò Erich Honecker a Bonn, allora capitale della Germania occidentale.

Le elezioni del marzo 1990 sono state un tassello importante per il processo di riunificazione: esse non erano solo le “bozze” di un’unione che sembrava impossibile – il Muro di Berlino sarebbe durato altri cento anni secondo Honecker – ma anche il definitivo riscatto di una futura grande Germania nei confronti dell’Europa. Di lì a poco, la Germania unita era pronta al giudizio della Storia: con i risultati del marzo 1990, si archiviava – democraticamente – una frattura sociale importante: caduto il Muro, sarebbero dovute “solo” cadere le barriere mentali di due popoli separati per troppo tempo.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)