martedì 31 marzo 2020

Un mondo di populismo autoritario e illiberale


Il populismo si richiama al popolo, quasi come questo sia il collante di ogni discorso politico (o parapolitico): i leader che adoperano l’armamentario verbale della demagogia usano il termine a più non posso per sottolineare il legame e la connessione tra loro e il popolo stesso. Il concetto di popolo è stato molto strumentalizzato da diversi politici negli ultimi anni a tutte le latitudini: esso conserva in sé quasi il ricordo di un “ritorno al passato”, di uno “stare insieme” antico; consente quindi di superare ogni divisione, ogni conflitto, ottenendo così una presunta armonia sociale se riunito sotto il grande capo. Il populismo sfrutta il popolo, celebrandolo; e il popolo stesso – indiscriminato e al contempo cieco – è il Dio osannato dal demagogo, che parallelamente si sente egli stesso divinità in quanto lodato dalla folla e destinatario dei di lei favori elettorali. Il populismo è innanzitutto un sintomo di inadeguatezza profonda dei gruppi dirigenti tradizionali: già in Economia e società del 1921 Max Weber ha spiegato che una leader carismatico si presenta sempre in tempi di grave crisi sociale combinata a un forte stato di ansia collettiva.

sabato 28 marzo 2020

A Všetaty, sulle tracce di Jan Palach


Una pioggerellina invernale accarezza i vecchi treni della stazione Masaryk di Praga: in poco meno di un’ora si arriva a Všetaty, un piccolo villaggio della Boemia centrale, poco più di duemila abitanti, a una trentina abbondante di chilometri dalla capitale ceca. Vi siamo giunti per visitare la casa di Jan Palach, lo studente di filosofia, che si diede fuoco il 16 gennaio 1969 in Piazza San Venceslao per protesta contro l’occupazione sovietica dell’allora Cecoslovacchia e per tentare di scuotere le coscienze dei propri concittadini dal clima di apatia e di rassegnazione imposto dalla normalizzazione di regime. È proprio da qui che egli partì per compiere quel suo gesto di disperazione destinato a passare alla Storia.

giovedì 26 marzo 2020

Debito, natalità ed economia nel Giappone congelato


Il Giappone si è addormentato? È da oltre vent’anni che il Sol Levante ha una crescita economica a dir poco anemica, a tratti anche negativa: sembrano lontani i tempi in cui il paese dello Yen preoccupava, come una sorta di Cina ante-litteram in termini di concorrenza commerciale, tutti i paesi dell’Occidente e specialmente il mercato americano. Prodotti giapponesi ovunque, specialmente nel ramo della tecnologia. Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, l’economia giapponese è cresciuta attorno al sette per cento annuo: grazie al nove degli anni Sessanta Tokyo ha gettato le basi per passare dal ventesimo esportatore al mondo al terzo in pochi anni. Una performance pazzesca, che oggi sembra un antico ricordo per l’isola “congelata”.

domenica 22 marzo 2020

Mitteleuropa e totalitarismo in Kafka, Kundera e Havel


Il libro di Stefano Bruno Galli Václav Havel, Una rivoluzione esistenziale è anzitutto il tentativo para-filosofico di capire il mondo intellettuale del Novecento ceco; un insieme di piccole storie della cultura letteraria boema e morava. Certo, la spina dorsale del libro è articolata a ridosso della vita di Václav Havel, dissidente e politico ceco, ma le punte di eccellenza della cultura e della letteratura ceca vengono altresì considerate nell’opera. Nonostante titolo e copertina del libro siano dedicati allo statista praghese, la proiezione di ricerca di Galli è più culturale che politica: è quasi una rincorsa alla ricerca di un “io” (la propria individualità) in un determinato luogo (la Mitteleuropa), attraverso lo sguardo degli scrittori – eternamente “minoranza” – Franz Kafka («intrigante esploratore del paradiso della mente») e Milan Kundera (leader dell’Unione degli scrittori cechi negli anni Sessanta, quelli pre-Primavera di Praga).

mercoledì 18 marzo 2020

E fu CDU nella DDR


Il 18 marzo di trent’anni fa si tennero le prime elezioni libere della Germania dell’Est. Dominata per anni da un partito unico e capillare, la Repubblica Democratica Tedesca era finalmente uscita dal tunnel della dittatura para-sovietica: ad Est, avevano visto lo sbriciolarsi del Muro di Berlino con stupore e incertezza sul futuro. Nell’autunno 1989 la storia si era messa a correre: le consultazioni elettorali di primavera videro un notevole affermarsi dell’Unione Cristiana Democratica di Lothar de Mazière, che ottenne il quaranta per cento dei consensi – pari a 4.7 milioni e mezzo di voti – sommato poi ad un altro otto per cento di altri partiti del centrodestra.

Italia e geopolitica oggi


Quanto conta oggi l’Italia per Washington in termini geopolitici? «Zero», ha risposto Michael Ledeen, storico e giornalista americano, intervistato da Alan Friedman per l’edizione italiana del libro Questa non è l’America. «L’Italia era un paese interessante, in passato, perché aveva il più grande partito comunista fuori dal blocco sovietico e poi c’erano […] progetti politici di apertura a sinistra […] Quando l’Unione Sovietica è collassata e il Partito Comunista è morto, l’Italia non era più così interessante. Questa è la verità di fondo. Oggi l’Italia conta per i rapporti commerciali, il cibo e le vacanze».

mercoledì 11 marzo 2020

Referendum su Augusto Pinochet: Cile libero


Figlio di un funzionario di dogana (come un vecchio collega-dittatore del passato), Augusto Pinochet era un personaggio del tutto anonimo prima di prendere il potere in Cile. Non che non si sapesse chi fosse, ma egli era ritenuto un uomo scialbo: l’esercito – che scalò fino al grado di generale non senza l’appoggio politico di chi poi rimpiazzò alla Presidenza del paese – era come seconda casa per lui; poco l’interesse per la politica negli anni Cinquanta. Prima del 2001, l’11 settembre era comunemente riferito al colpo di Stato in Cile. La data ripercorreva nell’ordine: l’assalto al Palazzo della Moneta, l’omicidio di Salvador Allende (marxista, fondatore del Partito Socialista Cileno) e la presa del potere della giunta militare. Quella di Pinochet era una dittatura, un regime profondamente autoritario che durò oltre tre lustri, con il placet degli americani: è oramai acclarato che la CIA – quindi l’amministrazione di Richard Nixon all’epoca – sostenne il generale nel suo colpo di Stato autunnale.

giovedì 5 marzo 2020

AfD: capire la destra di oggi in Germania


Il culto della colpa e l’elaborazione intelligente, scientifica e necessaria del passato fanno ormai parte dell’educazione e dell’identità del popolo tedesco. Questi, concetti importanti del libro Dove va la Germania? (il Mulino, 2019) di Gian Enrico Rusconi, che cerca di capire le ragioni e i motivi dei successi elettorali del partito di destra Alternative für Deutschland (AfD) – non il portabandiera del classico conservatorismo – nell’era della demagogia e dello scontento popolare post-crisi economica. Di tutte le destre in ascesa in Europa – Veri Finlandesi, Fidesz, Rassemblement National, Lega – la destra di AfD è quella che nell’immaginario collettivo e nei media viene interpretata come la più dura nelle sue posizioni politiche.