mercoledì 15 gennaio 2020

I movimenti demagogici e le democrazie fredde


Le democrazie europee si stanno raffreddando. Le grandi architetture democratiche del Vecchio Continente non riescono più a scaldare i cuori e gli entusiasmi dei propri cittadini e, nel lungo termine, sembra che le crisi passeggere si stabilizzino: l’ascesa dei movimenti demagogici – a destra come a sinistra – altro non è che l’effetto – non la causa – di malesseri risaliti dal fondo del tessuto sociale degli stati.

Perché le democrazie europee sono “fredde”? Secondo Aldo Cazzullo, la spiegazione è che esse non funzionano più. «Non decidono. Non tengono il passo della società […] Mancanza di leader, crisi della rappresentanza, crollo della partecipazione politica, bassi salari, alta disoccupazione: sono tutti fattori di rischio per la democrazia» (Corriere della Sera, 10 novembre 2019). Di fronte alle sfide del futuro – l’economia e la sorveglianza digitale, i cambiamenti climatici, le riforme del mercato del lavoro e l’alleggerimento dei carrozzoni statali, tra le tante cose – le democrazie europee hanno smarrito la bussola. Sono incagliate nel ghiacciatissimo immobilismo dell’indecisione e del timore: non sembrano volersi gettarsi nella grande piscina del futuro.

Come se non bastasse poi – continua Cazzullo – «chiusa la stagione dell’appartenenza politica, l’elettorato appare instabile, emotivo. Si astiene o decide all’ultimo momento, magari in base ai social: si creano così ondate che sfuggono sia ai sondaggi, sia soprattutto alle capacità di letture dei presunti leader. Che si ritrovano a seguire, anziché a guidare.»

Le democrazie europee sono fredde: non hanno più l’anima. Sono in crisi: vasettini di coccio tra giganti di ferro ad Ovest e d’acciaio ad Est. I leader che guidano le democrazie europee sono deboli e infragiliti. Non più in grado di scongelare l’immobilismo di una politica che latita e che, in momenti di crisi, narra slogan comodi e falsamente consolatori.

Come ha scritto Angelo Panebianco (CdS, 19 novembre 2019) «gli stati nazionali europei “non hanno più il fisico”, non hanno le risorse per dedicarsi a baldorie sovraniste […] Il neo-nazionalista parla di recuperare la sovranità nazionale (contro l’Europa) ma è disponibile a fare del proprio Paese un satellite della Russia», cosa che denota non solo un’intensa miopia, ma anche una profonda crisi politica delle opposizioni sempre più (auto)infragilite.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)