martedì 21 gennaio 2020

L’identità perduta nell’era della globalizzazione e del nazionalismo


Nonostante il risultato delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo lo scorso maggio abbia confermato una decisa frenata degli agglomerati sovranisti-demagogici, sono molte le inquietudini che affliggono il Vecchio Continente. La sfida migratoria è tutt’altro che risolta; la crisi degli operai siderurgici francesi sembra non trovare pace nella Francia dei gilet jaunes; il cronico malato d’Europa – lo stivale del Mediterraneo – è sempre all’opera per tentare di violare le regole europee che ha sottoscritto; britannici (prossimi all’uscita dall’UE) e austriaci avvertono un clima da basso impero e sembrano essere condannati alla semi-irrilevanza nelle scelte comunitarie; i quattro di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) sono corteggiati dall’autoritarismo putiniano; l’influenza cinese e il terrorismo di matrice islamica s’insediano silenziosamente nel tessuto sociale europeo. Tutti fenomeni che non solo bloccano e al contempo agitano l’Europa, ma la gettano in uno stato confusionale, nonostante il continente sia uscito dalla crisi dei debiti sovrani e sia tornato a crescere nel complesso (ad eccezione dell’Italia).

mercoledì 15 gennaio 2020

Il coraggio dell’esempio


Sapeva che sarebbe morto anche lui. Sapeva che aveva i giorni contati: era solo una questione di tempo. E il tempo a sua disposizione fu meno del previsto. Devono essere stati terrificanti i giorni che hanno separato la morte dell’amico Giovanni Falcone – 23 maggio 1992 – dalla sua, 19 luglio dello stesso anno, quando – nel caos politico e economico dell’Italia di quei mesi – Cosa Nostra decise di trucidare uno dei più importanti magistrati impegnati nella lotta contro la Mafia. E nonostante il vento di morte che soffiava sulla faccia stanca di Paolo Borsellino nell’estate di ventotto anni fa, il magistrato-martire ha portato avanti con dignità e onore la sua battaglia contro il crimine organizzato. E nonostante tutto, con la morte che gli veniva incontro, Borsellino non smetteva di lavorare: chi lo ha visto a Palermo nell’estate 1992, lo ricorda come uno spettro ansioso, segnato dal terrore del tritolo.

I movimenti demagogici e le democrazie fredde


Le democrazie europee si stanno raffreddando. Le grandi architetture democratiche del Vecchio Continente non riescono più a scaldare i cuori e gli entusiasmi dei propri cittadini e, nel lungo termine, sembra che le crisi passeggere si stabilizzino: l’ascesa dei movimenti demagogici – a destra come a sinistra – altro non è che l’effetto – non la causa – di malesseri risaliti dal fondo del tessuto sociale degli stati.

lunedì 13 gennaio 2020

Il coraggio di Giampaolo Pansa, cronista unico e “rompiscatole”


Giampaolo Pansa è morto ieri a Roma all’età di ottantaquattro anni: era uno degli ultimi grandi cronisti italiani. Unico. In quasi sessant’anni di mestiere – un terzo dei quali prestati alla professione di storico – ha narrato la Storia d’Italia attraverso le lenti della politica, dei suoi occhiali e del binocolo che reggeva negli spalti del pubblico in Parlamento per scrutare i volti degli onorevoli e dei senatori. Cogliere l’espressività, i tic, i vizi, gli sguardi dei protagonisti dell’arena politica di allora – e non solo la notizia – era una delle tante “specialità su carta” del giornalista piemontese.

sabato 4 gennaio 2020

Uomini e storie: uno sguardo al doppio venti


Il “venti-venti” – doppia cifra, gioco di numeri, che segna l’inizio del terzo decennio del secolo – sarà un anno ricco di anniversari. Nascita e morte di uomini che hanno fatto la Storia rimbalzeranno fino a dicembre nelle agenzie-stampa e nelle librerie, nei giornali e nelle televisioni.

venerdì 3 gennaio 2020

Albert Camus, straniero assurdo e controcorrente


Albert Camus antifascista convinto (nel 1933 aveva aderito al movimento Amsterdam-Pleyer) e anti-totalitarista («La libertà non è che una possibilità di essere migliori, mentre la schiavitù è certezza di essere peggiori») non era il classico intellettuale francese della seconda metà del secolo scorso. Era uno straniero. Un intellettuale irregolare: scomodo nella sua categoria di esponente del mondo culturale. Molte le donne che gli stavano accanto; poi la passione per il calcio – da giovane amava fare il portiere – nonché la posa fotografica per Vogue. Camus era un personaggio irregolare: l’esponente principale del cosiddetto teatro dell’Assurdo, punto di riferimento della cultura letteraria francese: «Siate realisti: chiedete l’impossibile» è l’aforisma che più di tutti lo definisce come scrittore che amava giocare sul precipizio del paradosso.