mercoledì 11 dicembre 2019

L’Europa di oggi e l’antisemitismo che non passa


In un libro-intervista di quasi trent’anni fa a cura di Lucio Caracciolo, Ernesto Galli della Loggia spiegava le origini dell’antisemitismo moderno; quello che sopravvive ancora oggi ed è alla base del “pensiero” di molti odiatori. «L’antisemitismo è un aspetto del rifiuto della modernità propugnato dalla destra più estrema. Nella figura dell’ebreo essa concentrava tutto il peggio del mondo moderno […] Ma […] pure Karl Marx considerava l’ebraismo come l’apice simbolico della modernità capitalistica».


L’antisemitismo moderno nacque tra la Germania e la Francia nel diciannovesimo secolo: è proprio nel Secondo Impero – poi Terza Repubblica – francese dove si registrò il più alto tasso di antisemitismo in Europa verso metà-fine Ottocento, quando l’odio antisemita diventò ideologia di massa. Il caso attorno a Alfred Dreyfus di qualche anno più tardi – e recentemente portato al cinema in “J’accuse” di Roman Polański fu il più noto caso di odio antiebraico.


Per contro, più di un secolo dopo, nell’Europa di oggi l’ascesa dell’antisemitismo è allarmante: è di settimana scorsa la notizia della profanazione del cimitero ebraico di Westhoffen, paesino alsaziano di poco più di mille anime, dove oltre cento lapidi sono state profanate dalla croce uncinata; è di un mese fa l’attentato alla sinagoga di Halle; è di poco più di una dozzina di giorni fa la scoperta di un network nazista e antisemita in Italia. E che dire a proposito di Liliana Segre costretta da un mese, a novant’anni, a vivere sotto scorta, visti i messaggi di odio sui social media nei suoi confronti? O del professore di Siena che elogia pubblicamente il Führer in chiave antisemita? O, ancora, degli incidenti del Partito Laburista inglese, mai categorico nel denunciare e condannare gli episodi antisemiti al suo interno?


Camminando lentamente, con gli occhi bassi, settimana scorsa Angela Merkel si è recata ad Auschwitz, caricando sulla collettività del popolo tedesco – ma anche sull’Europa tutta – i crimini della Shoah che furono compiuti tre quarti di secolo fa. Quando, si pensava, che dopo gli orrori dell’Olocausto, il male dell’antisemitismo non sarebbe più tornato. Si era ottimisti: era la fine della guerra d’altronde. Ma l’antisemitismo c’è ancora e vive in Europa e non solo; e c’è chi lo combatte – come in guerra – ogni giorno. Da anni. Sulla propria pelle.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)