venerdì 27 dicembre 2019

Gli USA di Trump latitanti, l’UE vaso di coccio … È l’ora dell’addio all’Occidente?


«La seconda guerra fredda non ha ancora una data di inizio ma è in pieno svolgimento sulle scie delle ferite della globalizzazione.» Nel suo Assedio all’Occidente, (La Nave di Teseo, 2019) Maurizio Molinari analizza perfettamente la posizione geopolitica europea del nostro tempo: un’Europa di coccio tra botti d’acciaio; un vaso fragile compresso tra Est ed Ovest; oggi come sempre. Nello scontro tra titani – Stati Uniti e Cina – il campo di battaglia è ancora il Vecchio Continente: ancora l’Europa, ancora oggi, a trent’anni dal crollo del Muro di Berlino e dalla fine del mondo a blocchi. La guerra a bassa intensità che si concluse nel 1989 e siglò la pace nel continente, sembra oggi riproporsi sotto altre vesti: una guerra asimmetrica, ibrida, fatta con armi non convenzionali, al centro della quale stanno problemi come le diseguaglianze, le migrazioni di massa, l’esposizione alle fake news, i separatismi interni ai paesi dell’UE.

domenica 22 dicembre 2019

Nicolae Ceaușescu: lusso e ipocrisia dell’ultimo tiranno dell’Est


Al “Tribunale” Militare Eccezionale non provava alcun rimorso per decenni di feroce dittatura. Non si sentiva colpevole di nulla e non avrebbe mai risposto ad un’autorità non avesse infestato dei suoi scagnozzi di partito. Sul calare del dicembre di trent’anni fa, Nicolae Ceaușescu e la moglie Elena Petrescu avevano fatto il più grande regalo di Natale al popolo rumeno: la libertà. Il dittatore dei Carpazi era molto invecchiato; la chioma era diventata sempre più bianca: i rumeni lo riconoscevano per i suoi capelli scuri, ma il logorio del tempo non aveva risparmiato neanche l’onnipotente della Valacchia, che chiese a Mosca – con cui intratteneva una bieca doppiezza di rapporti agli occhi degli occidentali – un intervento per placare le sommosse e le proteste di fine ‘89. Ma la dottrina Breznev – che prevedeva interventi di “normalizzazione” (come avvenne in Cecoslovacchia nel ‘68) negli stati satelliti alle prese con tafferugli di ogni tipo – era fuori tempo massimo ai tempi di Mikhail Gorbaciov e dopo la caduta del Muro di Berlino.

venerdì 20 dicembre 2019

La cripta dei martiri e degli eroi della libertà


A differenza di diverse chiese storiche di Praga, l’ingresso in quella ortodossa di Cirillo e Metodio è gratuito: un invito – o uno stimolo – a scoprire il luogo che ospitò nel 1942 un evento cruciale nella Cecoslovacchia smembrata e occupata dai nazisti. La cattedrale è nota soprattutto per la cripta, il suo cuore sotterraneo, che, a differenza di quella imperiale di Vienna o dell’Escorial a Madrid, non porta con sé il ricordo di re o imperatori.

lunedì 16 dicembre 2019

Il collasso della morsa comunista rumena


Cadevano come birilli i sistemi para-sovietici nell’Europa dell’Est, ma a resistere, almeno apparentemente, era uno solo: quello rumeno. E che resistenza: se tutti i figliastri dell’URSS si frammentavano nel sorriso dei popoli che dopo quasi quarant’anni ritrovavano la libertà, in Romania la rappresaglia del regime comunista nei confronti delle proteste di piazza fu feroce. Il 24 novembre 1989, due settimane dal crollo del Muro di Berlino, la Romania sembrava del tutto estranea al movimento violento delle placche geopolitiche dell’Occidente: quel giorno, Nicolae Ceaușescu pronunciò un discorso della durata dei sei ore davanti al quattordicesimo congresso nazionale Partito Comunista Rumeno e ai gerarchi. Tutt’altro che lungimiranti, questi si spellavano le mani in applausi – con l’orologio d’oro al polso, magari, mentre il popolo rumeno moriva di fame nelle campagne – per ornare di elogi il grande leader. Per l’ultima volta.

mercoledì 11 dicembre 2019

L’inizio del terrorismo


Eppure, c’erano state delle avvisaglie e neppure molto tempo prima. Il 25 aprile 1969, festa della Liberazione, una bomba esplose presso un capannone FIAT fuori Milano, così come all’ufficio-cambi della stazione in Piazza Duca d’Aosta. Altre bombe scoppiarono nella capitale lombarda dei tardi anni Sessanta: l’8 e il 9 agosto anche diversi treni e tratti ferroviari furono raggiunti dal tritolo anarchico. Gli anarchici come colpevoli di tutti gli attentati e i blitz, si diceva. Ed era vero che molti degli anarchici – a cavallo tra Ottocento e Novecento piazzavano bombe e perpetravano attentati contro i reali d’Europa – erano italiani, ma poco prima delle diciassette del 12 dicembre di cinquant’anni fa le cose erano diverse.

L’Europa di oggi e l’antisemitismo che non passa


In un libro-intervista di quasi trent’anni fa a cura di Lucio Caracciolo, Ernesto Galli della Loggia spiegava le origini dell’antisemitismo moderno; quello che sopravvive ancora oggi ed è alla base del “pensiero” di molti odiatori. «L’antisemitismo è un aspetto del rifiuto della modernità propugnato dalla destra più estrema. Nella figura dell’ebreo essa concentrava tutto il peggio del mondo moderno […] Ma […] pure Karl Marx considerava l’ebraismo come l’apice simbolico della modernità capitalistica».

lunedì 9 dicembre 2019

Massimo Bertarelli, il ragazzo spiritoso del Giornale


È stato quasi imbarazzante sentirlo: lo avevo contattato per un’intervista sulla storia del Giornale di Indro Montanelli – 1974-1994 – e lui mi aveva risposto che lunedì 18 marzo scorso non poteva. «Ho un ciclo di chemioterapia», mi disse. Imbarazzatissimo, proposi un’altra data per il colloquio. Rimasi colpito dalla franchezza – e in seguito dalla cortesia – di Massimo Bertarelli, che avrei incontrato quattro giorni dopo in Via Negri e con il quale rimasi insieme per oltre un’ora e mezza. In seguito, ci saremmo sentiti un paio di volte per telefono: «Forse sono stato un po’ troppo loquace, cosa che non mi appartiene», mi disse il critico cinematografico, scomparso ieri a settantacinque anni. Bertarelli fu uno dei primi ragazzi ad entrare nell’allora Giornale Nuovo, di cui ha condiviso il percorso dai primi di giugno del 1974.

giovedì 5 dicembre 2019

Il Dragone non fa abbastanza paura


Lasciamo da parte l’evidente imbarazzo di Pechino per le vicende hongkonghesi che non hanno ancora visto chiare soluzioni da parte di Xi Jinping: la Cina è in evidente frenata economica. Dopo decenni di eccezionale crescita, il 2019 segna per il Dragone il primo “vistoso” declino dell’economia; questa, tuttavia, ben lungi dall’essere considerata in crisi. In prospettiva futura, a fronte delle sfide e al netto della guerra commerciale con gli Stati Uniti, la diga economico-sociale del gigante asiatico terrà? Altrimenti detto, la Grande Muraglia – 8800 chilometri di edificazione contro le invasioni nemiche, pensata strategicamente per vedere lontano e utile ammonimento per lo straniero che tenta di valicarla – difenderà ancora la Cina?