giovedì 31 ottobre 2019

Saga Brexit e caos: dolcetto o scherzetto?


Non sappiamo ancora cosa rappresenterà nel lungo termine Brexit per il Regno Unito e l’Europa. Altro che “Downtown Abbey”: la saga “Brexit” (rinnovata almeno per il 31 gennaio prossimo) continua a catturare l’attenzione degli agenda setters di tutto il mondo. Nel giorno di Halloween – quando Londra avrebbe dovuto staccarsi da Bruxelles – è legittimo chiedersi se l’esito dell’uscita dall’Unione sarà una pillola allo zucchero o uno scherzetto di cattivo gusto. Legittimi sono i dubbi di chi sostiene che l’uscita del Regno Unito sarà un disastro; non tanto per il continente europeo – che perde uno Stato rilevante – quanto per il Regno Unito stesso. Questo, da sempre un membro riluttante dell’Unione, nonostante nel 1942-43 Winston Churchill suggerì lo sviluppo del Vecchio Continente in un nuovo progetto (concentrato in particolar modo tra Francia e Germania), su modello americano: gli “Stati Uniti d’Europa”. Gli attriti con l’Unione – specialmente con la Francia di Charles De Gaulle che impedì a Londra per ben due volte di entrare nella Comunità Economica Europea (EEC) – sono stati una costante del Regno Unito.

mercoledì 23 ottobre 2019

L’equilibrio responsabile di Mario Draghi e le riforme mancate

Settimana prossima il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi lascerà il suo incarico all’istituto di Francoforte: a succedergli, come stabilito già nel giugno scorso, l’ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. Mario Draghi è forse la figura italiana più importante in termini di prestigio internazionale che l’Italia possa vantare: prestigio che a livello politico gli è sempre stato riconosciuto quasi all’unanimità. Draghi infatti potrebbe essere interpretato come il perfetto erede di Carlo Azeglio Ciampi, con il quale ha lavorato negli anni Novanta al Tesoro. Entrambi, governatori della Banca d’Italia ed europeisti. Vista la nuova maggioranza parlamentare, non è da escludere che il successore di Sergio Mattarella – da eleggere nel 2022 – possa essere proprio l’ex Presidente della BCE.

mercoledì 16 ottobre 2019

L’Europa di oggi come quella della salita al potere dei nazisti nel 1933?


«Può darsi che qualche personaggio dei nostri giorni si ritrovi nei detti, nei fatti e nei misfatti di quelli di allora. Gli è consento adombrarsi. Ma non illudersi: i cattivi di allora sono inarrivabili, a provare a specchiarsi ci si rende solo ridicoli.» È questa la tesi portante di Sindrome 1933 di Siegmund Ginzberg: cercare di intravedere velate e sottili similitudini tra ieri e oggi. Certo, la nostra epoca è molto diversa rispetto a quella attorno al 1933, anno della salita al potere dei nazionalsocialisti in Germania. La speranza è quella che certi anticorpi sociali e democratici siano stati sviluppati da ogni singolo individuo a tanti decenni di distanza dai crimini di massa che vennero commessi allora.

mercoledì 9 ottobre 2019

Marshall: uomo e piano


Lo aveva presentato all’Università di Harvard nel giugno del 1947: un grande piano di assistenza economica per l’Europa. George Marshall – l’inventore dell’omonimo piano, capo di Stato maggiore nell’esercito americano ed in seguito segretario alla Difesa nel secondo governo di Harry Truman, Premio Nobel per la Pace, morto sessant’anni fa – credeva che fosse necessario assicurarsi l’alleanza stabile dell’Europa dell’Ovest finanziando ed aiutando le nazioni in ginocchio dopo sei anni di Seconda Guerra Mondiale.

BR, tra favole e abbagli


«Il giornalismo è lotta, propaganda, missione che non cerca pantofole salvatrici né successi finanziari, ma insegue la vittoria morale delle idee che ha nel cuore, per le quali si vive e si combatte. E se occorre, si muore.» Scriveva così Eugenio Torelli-Viollier – fondatore del Corriere della Sera – nel 1876. Lotta, propaganda e missione: vocaboli non estranei a molti giornalisti che nell’Italia degli anni Settanta davano la vita (metaforicamente e talvolta letteralmente) per l’informazione; in molti casi, più o meno inflazionata dall’ideologia.

mercoledì 2 ottobre 2019

Populismo odierno, tra bugie e paura


Uno degli obiettivi dell’ultimo libro di Alessandro Barbano, Le dieci bugie. Buone ragioni per combattere il populismo, è quello di suggerire al lettore una serie di metodi per riconoscere e disinnescare la «malattia della politica», che oggi di tutte è sul banco degli imputati: il populismo. Non che cercare il consenso attraverso modalità “populistiche” sia insano. Critici sono i livelli che un movimento fortemente demagogico raggiunge nell’obiettivo di acquisire il consenso popolare alle vette dell’architettura statale, tramite la semplificazione del discorso, la manomissione di concetti controversi, l’individuazione di un capro espiatorio, il solleticare gli istinti più rozzi e la normalizzazione delle anomalie.