giovedì 26 settembre 2019

L’Europa e il fascino discreto (e letale) della Russia


La Russia non può vantare molti amici. Molti degli stati satelliti dell’ex Unione Sovietica si sono ribellati alla casa madre, che sperava – intimamente – di conservare un legame politico più intenso con paesi quali Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Tutte nazioni abbastanza ostili al Cremlino e al suo leader Vladimir Putin. Per non parlare dell’Ucraina – guidata dall’ex comico Volodymyr Zelensky – che nel 2014 si vide sottrarre la Crimea sul Mar Nero (da qui le note sanzioni). E se molti degli ex paesi del Patto di Varsavia – che comunque conservano importanti relazioni economiche con la Federazione – prendono le distanze da Mosca, alcuni paesi europei sembrano strizzare l’occhio al gigante asiatico.

martedì 17 settembre 2019

Uguaglianza e libertà nella società aperta di Karl Popper

La società aperta è sotto attacco. Una coltre di autoritarismo – più o meno spesso a dipendenza delle latitudini del pianeta – sembra raggiungere le vette del grasso consenso proprio quando le tradizionali risposte liberali e democratiche stentano a godere del sostegno che per decenni hanno avuto. Ma cos’è la società aperta? «Con l’espressione “società aperta”» scrive Karl Popper, morto il 17 settembre di venticinque anni fa, «designo non tanto un tipo di […] forma di governo, quanto piuttosto un modo di convivenza umana in cui la libertà degli individui, la non-violenza, la protezione delle minoranze, la difesa dei deboli sono valori importanti.» Il binomio “società aperta” è legato a doppio filo al suo più grande teorizzatore, il “filosofo della libertà”. A un quarto di secolo dalla scomparsa di Popper, le sue considerazioni in campo sociale ai tempi del successo dell’onda demagogica e delle crisi delle democrazie sono quanto mai attuali.

martedì 10 settembre 2019

L’ultimo impero multietnico


La fine della Grande Guerra decretò la fine di un’epoca. Profondamente ottocentesco nell’architettura, scollegato dalle esigenze d’indipendenza di molti degli Stati compresi nel recinto austro-ungarico, l’Impero di Franz Joseph, il monarca assoluto del tempo (Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria), era una grande potenza multietnica: temuta e ammirata; smembrata come conseguenza del Trattato di Saint-Germain-en-Laye (firmato dall’Austria con le potenze vincitrici) il 10 settembre di cento anni fa per dar voce singola a cecoslovacchi, trentini, austriaci, tirolesi, ungheresi, ruteni, serbi e croati (molti di questi, sotto il neonato Regno di Yugoslavia). Il colpo finale all’Impero fu poi il Trattato di Trianon, firmato con l’Ungheria, nel giugno 1920.

domenica 1 settembre 2019

Gleiwitz, la fine di un’escalation


Si può davvero pensare che la Polonia – neo-Stato, nato alla fine della Prima Guerra Mondiale – abbia provocato la grande e potente Germania da costringere quest’ultima ad invaderla, il primo settembre di ottant’anni fa? Negli anni si è detto anche questo: la Polonia avrebbe provocato il gigante nazista (famelico di “Lebensraum”), costringendolo ad “intervenire” a seguito di diverse e gravi aggressioni. Un completo e volgare depistaggio, come ben testimonia la deposizione del Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop al giudice sovietico Roman Rudenko al processo di Norimberga: «L’attacco alla Polonia era inevitabile, in seguito all’atteggiamento delle altre potenze».