sabato 13 luglio 2019

Ferruccio de Bortoli e il tentativo di riscossa civica


Ci salveremo non è solo il titolo dell’ultimo libro di Ferruccio de Bortoli: è l’auspicio dell’autore, che – nonostante le turbolenze che il Belpaese sembra sperimentare (più o meno volontariamente) ogni giorno – non se la sente di mettere un punto di domanda dopo la sua “profezia”. L’obiettivo del libro, scrive il Nostro, è quello di rianimare un senso dello stare insieme perduto, un senso di responsabilità collettivo annebbiato. L’ex direttore del Corriere della Sera è ottimista nei suoi “appunti per una riscossa civica” (parole da usare con il contagocce quando si parla d’Italia): «Siamo migliori di quello che sembriamo», scrive de Bortoli. «Nel descrivere il proprio paese gli italiani sono infatti più pessimisti e severi di quanto non lo siano gli stranieri».

sabato 6 luglio 2019

Moneta e popolo: quale sovranismo?

Lasciamo perdere per un attimo il fatto che «nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come popolo bue» – ovvero «qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di risvegliarne bisogni e istinti primari» – come scrive Giuseppe Antonelli in Volgare eloquenza: il popolo è sovrano. Non c’è dubbio, ma la domanda è: quando mai avrebbe smesso di esserlo nella recente storia di gran parte dei paesi occidentali? Per l’orgoglio demagogico-sovranista e semplificatorio non è importante rispondere a questa domanda: secondo costoro, il popolo “ha perso sovranità” e il nemico principale responsabile di ciò è l’Unione Europea (interessante quanto un certo tipo di rozza retorica sia riuscita a fondere il concetto di UE con quello di Europa, ben diversi tra loro). L’UE – contestabile, a tratti non efficiente e non solidale, burocratica e disattenta – è un insieme di Stati, che conservano quasi pienamente la loro sovranità effettiva, che consciamente – e volontariamente – hanno delegato negli anni passati ad un’entità superiore.