giovedì 9 maggio 2019

Giorgio Bassani: vita di un ferrarese


Giorgio Bassani è il protagonista dell’ottavo incontro pubblico organizzato da RSI Rete Due e dall’Istituto degli Studi Filosofici di Lugano nell’ambito del ciclo Archivi del Novecento, che si rinnova da febbraio a maggio ogni mercoledì, alle 18:00 presso l’Università della Svizzera Italiana in una serie di conferenze dedicati a grandi autori italiani del secolo scorso. A raccontare l’autore de Il giardino dei Finzi-Contini è intervenuto nella serata di ieri il Professor Gianni Venturi dell’Università di Firenze. «I soggetti dei miei libri non vado a cercarli», spiega Bassani a Vittorio Sereni nei filmati del repertorio della RSI, proiettati in due tempi tra gli interventi di Venturi. «Ci vuole un’intuizione formale per scrivere un libro. Un’intuizione del tutto disinteressata. Non posso inventare: sono i fatti della vita che mi colpiscono sempre», spiegava l’autore in occasione dell’uscita del romanzo L’airone, nel 1968, vincitore del Premio Campiello.


Nato nel 1916 da una famiglia borghese e ebraica, Giorgio Bassani trascorse l’infanzia a Ferrara, città a cui è sempre stato legato. Spiega Gianni Venturi: «A Ferrara tutti si conoscono: mia mamma andava a scuola con Giorgio. La famiglia rigorosamente fascista lo guardava con timore: “Ma questo che vorrà fare da grande” …» Se si vuole capire Bassani, bisogna capire Ferrara, che nella Storia d’Italia ha avuto diversi ruoli: non da ultimo, essere il luogo in cui molte famiglie ebraiche prosperavano da secoli. Ferrara come «una città di cento meraviglie. E di cento schifezze» conferma Venturi. «Gli agrari ferraresi furono i primi che finanziano la marcia su Roma» del 1922. Una volta instaurato il regime di Benito Mussolini, Ferrara venne governata come il Maresciallo dell’Aria, Italo Balbo. Bassani si laureò a Bologna: con le leggi razziali del 1938 gli ebrei furono barbaramente cacciati, tra le altre cose, dai loro ruoli professionali e «dopo la guerra tutto ritornò uguale a Ferrara» spiega Venturi. Tornò anche, dalle gole di morte del Nord-Est europeo, il cugino di Bassani – celebrato in diversi racconti dallo scrittore – che lavorò con Primo Levi nelle fabbriche di gomma sintetica vicino ad Auschwitz. Membro della Resistenza, a metà degli anni Quaranta Bassani si trasferì a Roma, dove non solo trascorse gran parte della vita, ma avviò la sua corposa opera letteraria. Amico di Bernardo Bertolucci, Aldo Palazzeschi e Pier Paolo Pasolini, vinse il Premio Strega nel 1956 per le Cinque storie ferraresi. Vicino ai repubblicani di Ugo La Malfa, Bassani raggiuse la fama nazionale come divulgatore letterario di autori quali Carlo Cassola e Mario Soldati.

Fu poi alla Direzione editoriale di Feltrinelli; notevole la collaborazione al Corriere della Sera. Saggista, sceneggiatore, Direttore della RAI dal 1964 al 1966. Non da ultimo, a giocare in tal senso il fascino dello scrittore, un grande «tombeur des femmes, suadente, bello», ma squattrinato, come spiega Venturi. Alle ammiratrici regalava i suoi scritti, oltre che forti emozioni per la sua «voce ritenuta erotica». Al grande pubblico, Bassani ha lasciato la sua lunga prosa, culminata nella grande raccolta dedicata a lei, la sua città: Il romanzo di Ferrara.

Amedeo Gasparini