lunedì 13 maggio 2019

Antisemitismo: il ritorno e il rischio di perdere la memoria


Era il tardo 1989: il Comunismo stava crollando “pacificamente” anche in Ungheria e un giovane studente segretario della federazione degli studenti comunisti – laureato all’Università Loránd Eötvös di Budapest – chiedeva ad un ricco imprenditore una borsa di studio per continuare la sua esperienza formativa all’estero. Finanziamento accordato. Il giovane ragazzo – che se non altro dimostrerà in seguito di aver capito ben poco della dottrina politica, vista la piroetta ideologica da sinistra a destra – si chiamava Viktor Orbán; il facoltoso imprenditore, manco a dirlo, era il controverso George Soros, riconosciuto un quarto di secolo dopo dal suo elemosiniere – divenuto nel frattempo Primo Ministro – come il nemico pubblico numero uno. Roba da Far West: alle porte del maestoso Parlamento sul Danubio manca solo il manifesto “Wanted” e la taglia sulla testa dell’imprenditore-filantropo e poi ci siamo, vista anche l’alleanza parlamentare di Orbán con Jobbik, partito che oltre a far svolazzare la bandiera del nazionalismo ha intensi tratti antisemiti. Tratti antisemiti che piano piano si stanno facendo sempre più evidenti nelle maggiori nazioni occidentali.

giovedì 9 maggio 2019

Giorgio Bassani: vita di un ferrarese


Giorgio Bassani è il protagonista dell’ottavo incontro pubblico organizzato da RSI Rete Due e dall’Istituto degli Studi Filosofici di Lugano nell’ambito del ciclo Archivi del Novecento, che si rinnova da febbraio a maggio ogni mercoledì, alle 18:00 presso l’Università della Svizzera Italiana in una serie di conferenze dedicati a grandi autori italiani del secolo scorso. A raccontare l’autore de Il giardino dei Finzi-Contini è intervenuto nella serata di ieri il Professor Gianni Venturi dell’Università di Firenze. «I soggetti dei miei libri non vado a cercarli», spiega Bassani a Vittorio Sereni nei filmati del repertorio della RSI, proiettati in due tempi tra gli interventi di Venturi. «Ci vuole un’intuizione formale per scrivere un libro. Un’intuizione del tutto disinteressata. Non posso inventare: sono i fatti della vita che mi colpiscono sempre», spiegava l’autore in occasione dell’uscita del romanzo L’airone, nel 1968, vincitore del Premio Campiello.