venerdì 31 maggio 2019

L’errore delle élite nell’era della demagogia


Il populista – anche se il termine è impreciso e sarebbe meglio usare quello di demagogo – ha come unico obiettivo elettorale quello di guadagnare più elettori possibili: anche a costo di accantonare una tradizionale area politica, nella quale egli è nato ed è sorto politicamente. Quello che interessa al populista, come ricorda il politologo tedesco Jan-Werner Müller in Che cos’è il populismo? è conquistare tutto il corpo elettorale: non solo muoversi nell’area di destra o sinistra e al massimo contendersi con il rivale i voti al centro. Il demagogo vuole tutto il “piatto”: il corpo elettorale gli deve appartenere. Fatta eccezione per il nemico di cui ha bisogno per sopravvivere – un popolo o una categoria – il populista mira al consenso assoluto. E come sono nati i moti di pancia che sembrano consolidare sempre di più a livello nazionale il loro successo nello stanco e affaticato Vecchio Continente? Tra le cause maggiori, c’è la miopia delle cosiddette élite che, nel loro insieme, non solo non sono state in grado di avvertire l’arrivo dell’onda populista, ma non l’hanno neppure voluta affrontare.

domenica 26 maggio 2019

Vittorio Zucconi e il mestiere di un cronista americano


Nella «terra dei liberi» – come definiva la “sua” America – Vittorio Zucconi era arrivato il 10 agosto 1973: una vita fa. Dodici anni dopo si sarebbe trasferito a Washington, dove questa notte si è spento all’età di settantaquattro anni. Giornalista di lungo corso, scrittore, penna fine e delicata: il senso dell’umorismo e del dettaglio non mancavano al barbuto “cronista americano”. Per molti dei suoi numerosi lettori era “solo” il corrispondente dagli Stati Uniti di Repubblica, ruolo che per molti anni ha diviso col collega Federico Rampini, ma alle spalle Zucconi aveva un passato professionale brillante. Cosa che in parte gli proveniva dal cognome che portava: quello che era appartenuto ad un altrettanto grande giornalista, il padre Guglielmo, storico volto televisivo, direttore di molti giornali nazionali, perno giornalistico della Prima Repubblica. Dell’ex Deputato democristiano – il babbo che lo aveva avviato al mondo del giornalismo – il noto corrispondente del quotidiano di Carlo Verdelli ricordava un episodio diventato leggenda nella storia del mestiere a penna e taccuino. Quando Zucconi junior superò l’esame di giornalista, il padre gli regalò un cucchiaino d’argento. Cadeau singolare per chi, di lì a poco, avrebbe imbracciato l’“arma” del giornalista (ieri l’Olivetti, oggi il PC). Inciso, nel metallo dello strumento, le parole di un vecchio del mestiere: «Hai scelto un mestiere in cui ogni giorno mangerai cucchiaiate di merda. Che almeno il cucchiaio sia bello

venerdì 24 maggio 2019

Premio Prof. Paolo Michele Erede Dodicesima Edizione


In occasione della partecipazione alla Dodicesima edizione del Premio Prof. Paolo Michele Erede – tema “Verso il villaggio globale: la globalizzazione vantaggi e problemi” – ho avuto l’onore di ricevere a Genova il “Premio per cittadini svizzeri” per il mio elaborato “Globalizzazione: il prezzo da pagare per ridurre le diseguaglianze”.

mercoledì 22 maggio 2019

Tweet & climate change

«The concept of global warming was created by and for the Chinese in order to make U. S. manufacturing non-competitive» twittava nel novembre 2012 l’allora tycoon Donald Trump a proposito del cambiamento climatico: una maxi-balla architettata dai cinesi per rendere la manifattura americana non competitiva, scrisse – e sostiene ancora quando si esprime in merito – l’attuale inquilino della Casa Bianca. E non contento, qualche ora dopo rincarò la dose: «It’s freezing and snowing in New York—we need global warming!» Accipicchia! A New York si gela e sta nevicando, ma tutto sommato un po’ di caldo non ci fa male.

Il ruolo della geopolitica


– Intervista a Lucio Caracciolo – 

Quando e come ha deciso di diventare giornalista?

Per caso. Quando Eugenio Scalfari fondò Repubblica creò un gruppo di sessanta giovanotti (abilitati a comprare le sigarette), che dopo un anno e mezzo sono entrati a pieno regime nel mondo giornalistico. A Repubblica ho fatto sette anni, ma poi ho smesso di fare il giornalista in senso stretto; ho preso qualche anno per l’università, poi ho ricominciato con MicroMega – rivista culturale – e dal 1993 con Limes.

Al servizio del lettore: L’universo fa la resa dei conti


È sempre difficile parlare di se stessi, ma il bilancio de L’universo di quest’anno è positivo. Direzione e redazione del mensile hanno cercato di offrire alla platea dei lettori un prodotto sincero, stringato, corretto e artigianale; lungo ventotto pagine ogni mese – da settembre – fino all’edizione che adesso vi sporca le dita d’inchiostro. L’universo quest’anno è partito col botto, a partire dalla conferenza con Luciano Fontana e l’incontro sul rapporto tra Stato e privato.

Falcone: un uomo solo


Aveva compiuto cinquantatré anni da pochi giorni: e domani, 23 maggio 2019, ventisette anni fa, morì nel più atroce dei modi. L’esplosione di mille chili di tritolo scattò puntualmente come la lama della ghigliottina sul collo del prigioniero. Prima lo devastò e poi lo fece morire qualche ora dopo in ospedale, uccise la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, scardinò il manto autostradale come solo un atto di guerra può fare. Giovanni Falcone lo diceva: «La mia vita vale quanto il bottone di questa giacca.» Aveva deciso di guidare lui, quel tardo 23 maggio 1992, dopo il suo consueto ritorno da Roma nella sua amata Sicilia, ma l’esplosione nei pressi di Capaci spazzò via scientificamente e drammaticamente la prima auto – quella dei tre agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani – travolse la seconda con il magistrato, la consorte e l’autista Giuseppe Costanza, ferì i passeggeri della terza vettura di coda Angelo Corbo, Gaspare Cervello, Paolo Capuzza.

Animali pazzeschi e dove trovarli


Un enorme pitone, ma non solo: marmotte giganti, simpatici suini, irrequieti procioni, inquietanti varani. Animali che lo smisurato ego dell’essere umano non ha saputo tenere fuori dal perimetro di casa. Anzi: si tratta di bestiole che si sono perfettamente integrate nell’ambiente domestico. In Russia ad esempio è scoppiata una specie di moda: il cane, il gatto, il criceto, il pesciolino rosso non sono abbastanza e quindi alcuni vogliosi padroni hanno ben pensato di ospitare un vero Winnie the Pooh. Da tempo nella Federazione è nota l’orso-mania: avere il bestione bruno in casa è come avere un adulto in più in famiglia. Creatura imprevedibile e soprattutto impegnativa dal punto di vista nutrizionale e di conseguente “evacuazione idraulica”.

lunedì 13 maggio 2019

Antisemitismo: il ritorno e il rischio di perdere la memoria


Era il tardo 1989: il Comunismo stava crollando “pacificamente” anche in Ungheria e un giovane studente segretario della federazione degli studenti comunisti – laureato all’Università Loránd Eötvös di Budapest – chiedeva ad un ricco imprenditore una borsa di studio per continuare la sua esperienza formativa all’estero. Finanziamento accordato. Il giovane ragazzo – che se non altro dimostrerà in seguito di aver capito ben poco della dottrina politica, vista la piroetta ideologica da sinistra a destra – si chiamava Viktor Orbán; il facoltoso imprenditore, manco a dirlo, era il controverso George Soros, riconosciuto un quarto di secolo dopo dal suo elemosiniere – divenuto nel frattempo Primo Ministro – come il nemico pubblico numero uno. Roba da Far West: alle porte del maestoso Parlamento sul Danubio manca solo il manifesto “Wanted” e la taglia sulla testa dell’imprenditore-filantropo e poi ci siamo, vista anche l’alleanza parlamentare di Orbán con Jobbik, partito che oltre a far svolazzare la bandiera del nazionalismo ha intensi tratti antisemiti. Tratti antisemiti che piano piano si stanno facendo sempre più evidenti nelle maggiori nazioni occidentali.

giovedì 9 maggio 2019

Giorgio Bassani: vita di un ferrarese


Giorgio Bassani è il protagonista dell’ottavo incontro pubblico organizzato da RSI Rete Due e dall’Istituto degli Studi Filosofici di Lugano nell’ambito del ciclo Archivi del Novecento, che si rinnova da febbraio a maggio ogni mercoledì, alle 18:00 presso l’Università della Svizzera Italiana in una serie di conferenze dedicati a grandi autori italiani del secolo scorso. A raccontare l’autore de Il giardino dei Finzi-Contini è intervenuto nella serata di ieri il Professor Gianni Venturi dell’Università di Firenze. «I soggetti dei miei libri non vado a cercarli», spiega Bassani a Vittorio Sereni nei filmati del repertorio della RSI, proiettati in due tempi tra gli interventi di Venturi. «Ci vuole un’intuizione formale per scrivere un libro. Un’intuizione del tutto disinteressata. Non posso inventare: sono i fatti della vita che mi colpiscono sempre», spiegava l’autore in occasione dell’uscita del romanzo L’airone, nel 1968, vincitore del Premio Campiello.