mercoledì 10 aprile 2019

Giornali e Venezuela

- Intervista a Eliana Loza Schiano -


Come sei arrivata in Italia?

Io sono di origine italiana e quindi per me era importante ritrovare le mie radici.
Come sei arrivata a El Universal?

Stavo facendo un Master in Inghilterra e a El Universal c’erano i miei vecchi colleghi e quindi ho chiesto al Capo di poter fare la corrispondente dall’Italia.

Sei nata in Venezuela da genitori italiani: cosa ti dicevano tua mamma e tuo papà dell’Italia?

Il racconto dell’Italia che avevo era il racconto di un’Italia che oggi non esiste più, ma che credo non sia mai esistita. I miei in Italia venivano in vacanza, dove tutto era bello, ma non hanno vissuto i problemi politici e sociali.

Tu segui anche il Vaticano: quali sono i rapporti tra il tuo paese e la Santa sede?

Molto buoni, perché il Venezuela è un paese cattolico. A partire da Chavez ci sono state delle grosse pressioni, ma poi le cose sono migliorate perché l’Ambasciatore ha lavorato molto bene per limare questi aspetti.

Com’era fare giornalismo sotto Hugo Chavez?

Ogni giorno peggio. Già all’inizio si intuivano dei brutti segnali. C’erano delle bande che picchiavano anche i giornalisti. Questo è successo sin dall’inizio. E poi col passare degli anni è stato ogni giorno peggio. Col passare degli anni quasi tutti i giornali sono stati comprati o dallo Stato o da prestanome o da persone vincolate allo Stato.

I social network immagino creino una forte concorrenza con il vostro lavoro: li vivi come un amico o come un nemico?

È un’arma a doppio taglio. A livello personale è molto utile, anche se bisogna distinguere le fake news. A livello lavorativo è vero che c’è tanta concorrenza.

In Venezuela vale più la pena focalizzarsi su fatti esteri o locali?

Dipende dal tipo di pubblico e dal giornale. In molti paesi l’attualità locale c’entra molto con l’estero. È inevitabile che ci siano dei rapporti che facciano sì che gli esteri in un determinato momento possano essere un’influenza per quello che succede localmente.

Sarà ancora essenziale la figura del corrispondente estero nel futuro?

Io spero di sì. Il corrispondente estero è sempre necessario. Forse cambierà il modo di lavorare, ma ci vuole una persona che ti racconti cosa succede all’estero. Il giornalista estero non ti dà solo le notizie (che te la danno tutti), ma anche contenuti, cultura, piccoli racconti, storia delle persone, come vive e come pensa la gente.

Cosa ti manca dell’Italia quando sei in Venezuela?

Forse la sicurezza, il fatto di camminare tranquilla per strada e non essere ammazzata (cosa che succede spesso in Venezuela).
 
Cosa dovrebbero imparare gli italiani dai venezuelani e viceversa?

Io ho sempre visto gli italiani come grandi lavoratori. E anche la fantasia che hanno gli italiani: vanno sempre avanti e si sanno arrangiare. Gli italiani devono imparare dai venezuelani di essere di migliore umore: noi venezuelani siamo più sorridenti.

Eliana un’ultima domanda: se potessi tornare indietro, avresti rifatto la giornalista?

Assolutamente sì. Non mi immagino cos’altro avrei potuto fare. È una cosa incedibile e me lo chiese anche mia mamma: “se non fossi stata giornalista cosa avresti fatto?” Avrei fatto qualcosa di simile … Non mi vedo in un alto lavoro.