mercoledì 13 marzo 2019

Zanzare, tumori e uomini

Basta aprire qualsiasi giornale per rendersi conto che diverse sezioni sono dedicate alla morte. Morte intesa come guerra, violenza, assassini ed efferatezze varie, perpetrate da un solo ed unico attore: l’uomo. L’uomo additato come principale causa della morte di altri uomini. Ebbene, secondo la WHO il primo agente a provocare la morta dei nostri simili – al di là delle malattie che in maniera più o meno spontanea affliggono i nostri corpi – è la zanzara. Quel fastidioso insetto alato, con le zampette e il piccolo ago pungente che rovina tutte le calde estati causa, grazie al virus – spesso della malaria – di cui è vettore, circa 725 mila morti all’anno. Al secondo posto, per quello che riguarda gli animali che uccidono l’uomo, abbiamo proprio l’uomo stesso (475 mila vittime); seguono i serpenti (cinquantamila morti all’anno), i cani (venticinque mila), la glossina (nota come “mosca tsetse”, diecimila). Il reduviidae (detto assassin bug, fisiognomicamente molto simile alla cimice) uccide diecimila persone all’anno, duemila la tenia, mille il coccodrillo, cinquecento l’ippopotamo, cento l’elefante e il leone, “solo” dieci vittime il lupo e lo squalo.

Se tuttavia l’essere umano può venire a contatto con altre bestiole del mondo animale e «rimanerne gravemente offeso», parafrasando un noto sketch “italo-svizzero”, le malattie invisibili o quantomeno non riconducibili a creature faunesche – eccetto batteri e virus – sono fortunatamente in declino da un secolo. Secondo Statista – che ha rielaborato dati dell’Office for National Statistics inglese – nello studio “The Evolution of Death” sia per il maschio che per la femmina in ogni range di età le cause di morte nell’arco di un secolo – 1915-2015, prendendo come esempio l’Inghilterra e il Galles – sono mutate. Uomini e donne fino ai quarantaquattro anni morivano di infezioni generiche nel 1915, cosa che si è evoluta col passare del tempo. Nel 2015 per gli uomini fino ai quattordici anni le cause di morte erano riconducibili al cancro, mentre a fattori esterni – quali uso di droghe o suicidio – dai quattordici ai quarantaquattro; per le donne fino ai quattordici anni cancro, dai quindici ai ventinove fattori esterni, da trenta a quarantaquattro ancora cancro. Nel 1915 dai quarantacinque ai settantaquattro anni gli uomini morivano ancora di infezioni e le donne di problemi al cuore e infezioni; cento anni dopo gli uomini muoiono di problemi cardiaci e cancro, mentre le donne di tumore.

Per quello che riguarda invece il più triste dei casi di morte degli esseri umani – cioè esseri umani che uccidono altri esseri umani – le cose non vanno bene: nonostante l’alto tasso di vittime mietute dalle zanzare e dai virus che trasportano, troppi uomini uccidono troppi uomini. Basta guardare alla più barbarica punizione ancora vigente per l’occidentale medio, ovvero la pena di morte: dalle statistiche di Amnesty International del 2017 emerge che nel 2017 in Cina di sono state oltre mille esecuzioni, 507 in Iran, 146 in Arabia Saudita, più di 125 in Iraq, oltre sessanta in Pakistan, trentacinque in Egitto, ventiquattro in Somalia, ventitré negli Stati Uniti.

Amedeo Gasparini