mercoledì 13 febbraio 2019

L’Europa e il denaro


Il continente europeo è ricco, ma quanto? A quanto ammontano le riserve che ogni paese detiene nei propri forzieri in relazione al dollaro (la valuta stabile per eccellenza)? Quanto contante sono abituati a tenere nei loro portafogli i cittadini europei?

La New World Wealth – uno dei più importanti gruppi di ricerca di mercato del mondo – ha radunato le città secondo la ricchezza in bilioni di dollari. Per quello che riguarda le Americhe, la ricchezza è concentrata prevalentemente ad Est e ad Ovest degli Stati Uniti: San Francisco 2.3 bilioni, Los Angeles 1.4, rispettivamente New York City tre (Chicago appena 0.98, cioè poco meno di mille miliardi di dollari). Passando all’Europa, Londra si attesta allo 2.7, Francoforte allo 0.91 e Parigi allo 0.86. Anche in Asia la situazione è interessante: la capitale del Giappone è la prima città dell’intero continente, con una ricchezza di 2.5 bilioni; seguono Pechino con 2.2, Shanghai con due, Hong Kong 1.3 e Singapore 0.95.

Media, Germania e Europa

- Intervista a Alvise Armellini

Come e quando ha deciso di diventare giornalista?
 
La mia prima esperienza è stata in un’agenzia di stampa italiana e che era il braccio italiano dell’Associated Press. Ho iniziato lì alla redazione esteri. Poi ho interrotto questo stage per andare a fare un altro stage al Parlamento Europeo. Finita quell’esperienza, sono stato assunto a Bruxelles. Poco dopo quel periodo ho finito con l’agenzia di stampa italiana: ho fatto un po’ di freelance per qualche giornale e poi sono stato assunto dall’Agenzia di stampa tedesca.

L’uccellaccio pestifero


Sembravano degli uccellacci del malaugurio e in effetti lo erano: la loro presenza non era sintomo di vita e gioia; tutt’altro. Come ogni corvaccio o avvoltoio che si accinge a nutrirsi delle carogne e delle carcasse, così gli inquietanti medici del Seicento facevano piazza pulita al loro passaggio quando venivano chiamati dai parenti disperati di un ammalato di peste. L’analogia tra l’uccello del malaugurio e la caratteristica maschera a becco che questi mediconi indossavano è evidente: il dottore della peste si aggirava nelle città – queste molto colpite dal morbo, come insegna il Boccaccio – come un oscuro presagio. La “morte nera” – anche se il termine è stato coniato per identificare l’epidemia nel Trecento – colpì duramente l’Europa: si pensava fosse una maledizione di Dio e al contempo l’anticipo di una dannazione infernale. Anni dopo si sarebbe scoperto che gli agenti principali del morbo non erano i misteriosi untori che pennellavano con una sostanza giallastra la malattia sulla casa degli innocenti, quanto i ratti che – assieme alle merci da Oriente a Occidente – giungevano nel Vecchio Continente portando con sé la patologia.

mercoledì 6 febbraio 2019

Elsa Fornero, il coraggio e l’importanza di capire le riforme


“Economia e sfide della politica”: titolo ambizioso quello dell’incontro pubblico tenutosi ieri mattina presso l’Università della Svizzera Italiana e organizzato dall’Executive Master in Business Administration della Facoltà di Scienze Economiche dell’ateneo luganese. Ambizioso perché non è sempre facile – e le polemiche in merito sono aperte e talvolta aspre – stabilire una relazione tra politica ed economia: una relazione, intendiamoci, che produca benefici per entrambi, senza scompensi e carenze. Dall’economia digitale alle riforme, dalle pensioni alla politica, dall’invecchiamento della popolazione all’instabilità finanziaria. Dopo i saluti di Boas Erez – rettore dell’Università della Svizzera Italiana – e di Patrick Gagliardini – decano della Facoltà di Scienze Economiche – Antonio Mele, dell’Istituto di Finanza introduce la conferenza: «La voce di spesa pubblica per le pensioni è molto alta», ma qual è l’azione delle riforme rispetto al vincolo elettorale dei politici? In altre parole, «come far dialogare politica ed economia, come far dialogare economisti e politici, che sono espressione del voto popolare?» Una riforma – incisiva – deve essere capita in una popolazione: non è un semplice decreto approvato dal Parlamento, ma deve entrare nei costumi dei cittadini, i quali devono – o dovrebbero tentare di – capire e comprendere la necessità della stessa e non solo affidarsi all’uso spesso spregiudicato della spesa pubblica, «cemento a presa rapida del consenso», citando Ugo La Malfa.