mercoledì 13 febbraio 2019

L’Europa e il denaro


Il continente europeo è ricco, ma quanto? A quanto ammontano le riserve che ogni paese detiene nei propri forzieri in relazione al dollaro (la valuta stabile per eccellenza)? Quanto contante sono abituati a tenere nei loro portafogli i cittadini europei?

Media, Germania e Europa

- Intervista a Alvise Armellini

Come e quando ha deciso di diventare giornalista?
 
La mia prima esperienza è stata in un’agenzia di stampa italiana e che era il braccio italiano dell’Associated Press. Ho iniziato lì alla redazione esteri. Poi ho interrotto questo stage per andare a fare un altro stage al Parlamento Europeo. Finita quell’esperienza, sono stato assunto a Bruxelles. Poco dopo quel periodo ho finito con l’agenzia di stampa italiana: ho fatto un po’ di freelance per qualche giornale e poi sono stato assunto dall’Agenzia di stampa tedesca.

L’uccellaccio pestifero


Sembravano degli uccellacci del malaugurio e in effetti lo erano: la loro presenza non era sintomo di vita e gioia; tutt’altro. Come ogni corvaccio o avvoltoio che si accinge a nutrirsi delle carogne e delle carcasse, così gli inquietanti medici del Seicento facevano piazza pulita al loro passaggio quando venivano chiamati dai parenti disperati di un ammalato di peste. L’analogia tra l’uccello del malaugurio e la caratteristica maschera a becco che questi mediconi indossavano è evidente: il dottore della peste si aggirava nelle città – queste molto colpite dal morbo, come insegna il Boccaccio – come un oscuro presagio. La “morte nera” – anche se il termine è stato coniato per identificare l’epidemia nel Trecento – colpì duramente l’Europa: si pensava fosse una maledizione di Dio e al contempo l’anticipo di una dannazione infernale. Anni dopo si sarebbe scoperto che gli agenti principali del morbo non erano i misteriosi untori che pennellavano con una sostanza giallastra la malattia sulla casa degli innocenti, quanto i ratti che – assieme alle merci da Oriente a Occidente – giungevano nel Vecchio Continente portando con sé la patologia.


mercoledì 6 febbraio 2019

Elsa Fornero, il coraggio e l’importanza di capire le riforme


“Economia e sfide della politica”: titolo ambizioso quello dell’incontro pubblico tenutosi ieri mattina presso l’Università della Svizzera Italiana e organizzato dall’Executive Master in Business Administration della Facoltà di Scienze Economiche dell’ateneo luganese. Ambizioso perché non è sempre facile – e le polemiche in merito sono aperte e talvolta aspre – stabilire una relazione tra politica ed economia: una relazione, intendiamoci, che produca benefici per entrambi, senza scompensi e carenze. Dall’economia digitale alle riforme, dalle pensioni alla politica, dall’invecchiamento della popolazione all’instabilità finanziaria. Dopo i saluti di Boas Erez – rettore dell’Università della Svizzera Italiana – e di Patrick Gagliardini – decano della Facoltà di Scienze Economiche – Antonio Mele, dell’Istituto di Finanza introduce la conferenza: «La voce di spesa pubblica per le pensioni è molto alta», ma qual è l’azione delle riforme rispetto al vincolo elettorale dei politici? In altre parole, «come far dialogare politica ed economia, come far dialogare economisti e politici, che sono espressione del voto popolare?» Una riforma – incisiva – deve essere capita in una popolazione: non è un semplice decreto approvato dal Parlamento, ma deve entrare nei costumi dei cittadini, i quali devono – o dovrebbero tentare di – capire e comprendere la necessità della stessa e non solo affidarsi all’uso spesso spregiudicato della spesa pubblica, «cemento a presa rapida del consenso», citando Ugo La Malfa.