mercoledì 12 dicembre 2018

Cara dieta dimagrante, arrivederci all’anno prossimo


Notte di Natale. Insieme ai passi di Santa Claus, leggeri sul parquet, sentiamo ancora il frenetico tamburellare del cinghialone nel nostro stomaco: l’animale che ci siamo gustosamente pappati qualche ora prima a tavola con i parenti (-serpenti, per citare altra fauna), e ora ridotto ad una poltiglia liquida avvolta dai succhi gastrici del nostro stomaco, presenta il conto durante la notte.

Prima però che il regalo sia stato poggiato sotto il fluorescente albero natalizio – non esaminiamo neppure l’ipotesi del sacco di carbone, dal momento che non si è mai registrato alcun pargolo destinatario dell’infausta roccia sedimentaria – la famigliola ha simpaticamente fruito al tavolone della Vigilia (il pasto “di magro”, come vorrebbero le tradizioni proto-religiose). Tutto comincia con il campanello che suona troppo presto nella casa dei soliti ospiti: è il parente rognoso – simpatico come il cagnolino “incucinabile” e pestifero che si porta generalmente appresso – che è arrivato con un’ora d’anticipo. Lui è il primo che comincia il valzer della porta: aperta e chiusa, per ospitare le piccole frotte festose che entrano e urlano a squarciagola «Buon Natale» all’ingresso della maison. A loro, del Natale in sé interessa ben poco: l’importante è l’immensa abbuffata (l’anticamera del cenone di Capodanno, da digerire davanti al concerto viennese il primo gennaio e rigorosamente nella stessa abitazione di chi ha organizzato la festa del 25 dicembre). L’appendiabiti si è trasformato in un secondo albero natalizio: gonfio come un tacchino o la faraona farcita da tavola. Metafora dei ventri dei commensali, che iniziano a stappare l’altrui champagne o che – con gesto di assoluta cafonaggine – vedono l’ultima tartina rimasta sul vassoio e ti chiedono: «la vuoi tu?», solo quando l’hanno già tra le dita.

E poi tutte le entrée possibili e immaginabili: frutto di lunghe lavorate in cucina, spadellate, maniche issate sugli avambracci, timer che strilla, vapori, odori. Assieme ai profumi che saltano da una parte all’altra nelle narici dei parenti già seduti a tavola – raggiunti da un’improvvisa pigrizia quando c’è da aiutare per servire – a saltare è anche il loro proposito di una sana dieta dimagrante, che certamente non aveva previsto il suino peloso come piatto forte della serata gloriosa.


Amedeo Gasparini