sabato 29 dicembre 2018

2018: una volta, tanto tempo fa


Cento anni fa, l’8 gennaio 1918, Woodrow Wilson firmava i famosi Quattordici punti per la ricostruzione di un nuovo progetto di Pace, in vista di un Dopoguerra annunciato. Dopo l’accordo a Brest Litovsk tra Russia e imperi centrali, la Prima Guerra mondiale terminò l’11 novembre, con la disfatta prima e lo smantellamento poi la Quadruplice Alleanza.

mercoledì 19 dicembre 2018

1948: l’anno delle fake news nella politica

Il 1948 è stato un anno essenziale per l’informazione e non solo: il momento storico in cui l’ordine mondiale riprese forma dopo la deformazione fisica della guerra e quella fluida della propaganda, allietata dalle apparenti sirene – in realtà autentici mostri, di destra e di sinistra – che predicavano anche sui mezzi di comunicazione (la radio su tutti), il nazionalismo assoggettatore di popoli, persone, culture, civiltà e idee; il contrario, tra l’altro, di quel “sovranismo” – o “somarismo” – cieco e grezzo, tanto auspicato anche ottant’anni fa. Con la nascita delle nuove nazioni che a grappoli conquistarono l’indipendenza dagli imperi multiformi a partire dal ‘48 in poi e la rinascita delle nazioni che si erano combattute ed erano spinte dall’esasperata spirale – recessiva, in fondo – dello sciovinismo, a riprendere forma è anche il mondo mediatico, asciugato almeno – all’inizio – dalle miopie belliche. E se in tempo di guerra strumenti come la radio e le lettere sono stati i vettori d’importanti messaggi (stimoli all’azione e complotti, ma anche conforto), la macro area entro la quale essi erano e sono circoscritti – il modo mediatico – di certo non è stato al riparo da manipolazioni in tempo di pace (o meglio: in tempo di non guerra mondiale). Manifesti, media sonori, flussi di parole, gocce d’informazione e, per arrivare a oggi, Internet: tutto condito dalla retorica più o meno aggressiva del dibattito politico, che dei media ha sempre avuto bisogno per veicolare se stesso. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’uso della “mediaticità” radiofonica stessa, dei manifesti e dei giornali avrebbe potuto rinascere (e così, in parte, è stato). A settant’anni esatti dall’anno che ha scosso la comunicazione, bisognerebbe fare un bilancio di cosa abbiamo in eredità da quel 1948, quando l’esplosione del suono e delle parole iniziava a fare effetto nelle orecchie e nelle bocche – ma specialmente nel cervello – dei sempre più milioni di fruitori, che silenti prestavano i sensi ai flussi comunicativi.

mercoledì 12 dicembre 2018

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per Paolo Nespoli


«For here am I sitting in a tin can. Far above the world. Planet Earth is blue. And there’s nothing I can do» così cantava David Bowie nel 1969, quando, con le melodie di Space Oddity, siglava un classico intramontabile nella Storia della musica del secondo Novecento. Paolo Nespoli quel piccolo shuttle di metallo lo conosce molto bene: nel suo caso, si chiama ISS (acronimo di International Space Station) e il pianeta blu lo guarda e lo fotografa dall’alto. Sì, perché oltre che un ingegnere, un militare e un sognatore, Nespoli – che ha riscosso un successo “bulgaro” ieri sera all’Auditorio dell’Università della Svizzera Italiana, per cui molti stavano appollaiati sugli scalini – è un fotografo curioso. Sulla stazione spaziale ha scattato mezzo milione di foto: da un’alba che ci mette sette secondi a issarsi, ai cinque continenti che si alternano agli occhi dell’astronauta sulla coffa trasparente dell’ISS, fino al tramonto.

Il dominio di Mc & Sub

Secondo DailyInfografics.eu la catena di fast food McDondald’s domina l’Europa: tra tutti gli hamburgerifici, i produttori di patatine fritte, anelli di cipolla, croccanti striscette di bacon, panini e paninazzi da prendere al volo, magari tra un meeting – diciamolo all’inglese che fa più chic – e l’altro, il colosso con le due gobbe color senape chiara è di gran lunga il più presente sul suolo del Vecchio Continente. Il primo, per punti vendita in quasi tutta Europa. Secondo Statista, nel 2016 in Svezia c’erano 21.2 punti Mc ogni milione di persone, in Austria il 22.3, in Francia il 21.2, in Svizzera il 19.7, nelle isole britanniche il 19.2, in Germania il 17.8, in Olanda il 14.6, fino al 10.8 in Spagna, il 10.1 in Polonia, il 9.1 in Italia. A non avere McDonald’s in cima alla lista dei fast food più presenti sul proprio suolo, troviamo – paradossalmente – il mondo anglosassone, che si distanzia dall’invasione rosso-gialla in Europa. Gran Bretagna, Irlanda, Islanda – ma anche Lussemburgo, Finlandia e Russia – preferiscono un altro tipo di panino: quelli di Subway, il cui logo, non a caso, è di colore verde, tinta che rappresenta e richiama a natura e fortuna.

«Ciò che non è non vero»


- Intervista a Enrico Marra -

Un percorso non canonico per un giornalista … 

Ho iniziato a lavorare a Roma per le televisioni estere come montatore: se non hai studiato prima e ti approcci al giornalismo allora devi studiare dopo, ho seguito i corsi ed ho fatto gli esami all’Ordine dei Giornalisti italiani.

Come sei arrivato alla RSI?

Era il settembre 2001: in quei giorni ho parlato con un socio di una produzione tv che faceva e fa tutt’ora da service per la RSI a Roma e da lì ho iniziato a fare il tirocinio come tecnico.

Cara dieta dimagrante, arrivederci all’anno prossimo


Notte di Natale. Insieme ai passi di Santa Claus, leggeri sul parquet, sentiamo ancora il frenetico tamburellare del cinghialone nel nostro stomaco: l’animale che ci siamo gustosamente pappati qualche ora prima a tavola con i parenti (-serpenti, per citare altra fauna), e ora ridotto ad una poltiglia liquida avvolta dai succhi gastrici del nostro stomaco, presenta il conto durante la notte.

venerdì 7 dicembre 2018

Tra fantascienza e creazionismo: l’intelligenza artificiale nelle nostre vite


Sono sotto attacco da oramai quasi tre secoli, quelle macchine artificiali – efficace creazione del genio umano – che fondono meccanica con elettricità, sensori e marchingegni in un armonioso sferragliare di chip che compiono azioni intelligenti. L’avversione verso quell’approccio che sostituisce la manovalanza umana all’azione macchinosa di un robot è sempre stata sotto attacco e oggi ha un nome ben preciso: intelligenza artificiale, abile sostitutrice di molte delle nostre attività, semplificatrice di vita. L’antenato del suo massimo esempio – il robot – era il telaio meccanico, strumento che quando si affermo nelle società occidentali ha “goduto” delle devastanti attenzioni operaistiche del Luddismo, da Ned Ludd, che, secondo la leggenda che va avanti da trecento anni, avrebbe distrutto negli anni settanta del Settecento proprio un telaio in segno di protesta. «A cosa servo io, se oramai questa macchina fa il mio lavoro?» Dev’essere questo il pensiero che ha animato le aspre contese sull’utilità o meno delle nuove tecnologie che via a via si sono affermate nella Storia e hanno scandito le rispettive epoche. Ma Se Ludd – operaio molto probabilmente fantomatico – non è mai esistito, robot, droni, macchine intelligenti, non solo mettono a rischio diversi milioni di posti di lavoro, ma sono tra noi e stanno entrando – più o meno lentamente – nelle nostre vite. Ci fanno la spesa, ci aiutano con l’ordinazione al ristorante, caricano merci, ci ascoltano a comando in casa. Semplicemente, “fanno cose”; suppliscono alla nostra pigrizia momentanea e sono (e saranno sempre di più) la più idonea soluzione per un mondo migliore (ottenibile solo quando efficacia si fonderà con efficienza). E quindi, tra critiche e stereotipi sull’intelligenza artificiale (AI), tra l’elogio e la lode della medesima, un polo dinamico, vivo e creativo – giovane, in fin dei conti – come quello dell’Università della Svizzera Italiana, ha ospitato ieri sera l’incontro L’intelligenza artificiale, le professioni di domani e il mondo che verrà, organizzata dal Circolo Liberale di Cultura Carlo Battaglini.

domenica 2 dicembre 2018

Maggie, Alitalia e Telecom: liberismo e statalismo a confronto


Stato o Impresa? Pubblico o privato? Nazionalizzare o privatizzare? Sono questi i temi urgenti e scottanti – presenti sulla piazza del dibattito politico-economico – toccati da Rico Maggi, professore all’Università della Svizzera Italiana, Gianni Dragoni, caporedattore de Il Sole 24 Ore e Lino Terlizzi, editorialista del Corriere del Ticino, moderati da Danilo Taino del Corriere della Sera che ha introdotto e condotto la lunga serata del 30 novembre presso l’ateneo di Lugano nell’ambito della conferenza “Stato-privato”, organizzata da L’universo, con il supporto di Credit Suisse.