mercoledì 24 ottobre 2018

Quei 52 miliardi rubati ai cittadini


CumEx. Non si è parlato molto in questi anni – e a queste latitudini – degli scambi azionari che hanno come solo ed unico scopo quello di ricevere un indebito “rimborso” delle tasse da parte dello Stato. Sì, è lo Stato che “paga” le tasse ai suoi cittadini (più disonesti).

Quando un normale dividendo viene distribuito agli azionisti, lo Stato ne trattiene una parte a titolo di imposta preventiva; gli azionisti possono poi richiederne indietro gran parte, per evitare una doppia imposizione. In sostanza, al momento della cessione dell’azione all’acquirente, la medesima figurava (con un articolato sistema di “prestito di azioni” e l’intervento di molteplici “manine”) essere posseduta non solo da uno, ma da molteplici azionisti, i quali, una volta giunto il momento di chiedere il rimborso all’Erario, si presentano tutti come detentori del medesimo titolo. In sostanza, chiedevano in tanti di poter riscuotere il rimborso di tasse pagate da uno solo. Il tutto a carico dello Stato germanico, quindi delle imposte pagate dai cittadini tedeschi. Sì, tedeschi, perché lo scandalo CumEx esplode in Germania lungo il corso dello scorso decennio ed è costato al paese circa trenta miliardi di Euro. Un cambio legislativo ha poi messo fuori legge questa macchinazione estremamente nociva per le finanze dello Stato. Ma il problema dei CumEx è tutt’altro che risolto e ha intaccato almeno altri dieci paesi, fra cui le maggiori economie dell’area Euro. Un’investigazione giornalistica ha infatti rivelato che complessivamente la truffa è stata di 52.5 miliardi di Euro per le casse degli stati europei (tre quinti dei quali dallo Stato tedesco) … La più grande truffa nella Storia d’Europa, perpetrata da banchieri, investitori e avvocati; autentici saccheggiatori di miliardi.

CumEx è stato uno degli scandali economico-finanziari tedeschi più importanti e rilevanti degli ultimi decenni, ma si tratta di un caso che non è riuscito a fare scalpore al di là del suolo germanico (nonostante i terremoti all’interno dei sistemi bancari europei). Individuata in Assia nel 2002, il governo tedesco ha modificato una prima volta la legislazione nel 2007, de facto favorendola, per poi mettere fuori legge questa pratica solo nel 2012, ma la cosa è andata avanti grossomodo fino al 2016. Alcuni addirittura sostengono che il Ministero delle Finanze tedesco fosse a conoscenza dei vulnus intercorsi in questi anni e che sia stato, in qualche modo, compiacente in quanto le banche ne traevano un considerevole profitto proprio in anni di forte crisi finanziaria: una sorta di “aiuto di Stato”. Come molte inchieste avviate nelle procure, anche quella dei CumEx è iniziata come inchiesta giornalistica, avviata da due “Bob Woodward & Carl Bernstein 2.0” del loro settore: Oliver Schröm, caporedattore di CORRECTIV – testata no-profit tedesca – e Christian Salewski, reporter della ARD TV per il programma “Panorama”. Nel 2017 CORRECTIV decide di coordinare un gruppo di giornalisti da dodici paesi europei, per un totale di trentotto reporters che indagano in un anno sui CumEx (e i CumCum, simili meccanismi fraudolenti).

Nell’estate del 2017, Schröm e Salewki lavorano ambedue per la “Panorama” e ricevono – da fonte anonima (ecco un altro tipo di manina) – una chiavetta USB, con documenti bancari, di hedge funds ed altri dati di grandi società fiscali internazionali. Tra i documenti, c’era anche un email del 7 gennaio 2007, mandato da Hanno Berger, quasi settantenne, noto in seguito come Mister CumEx, avvocato tedesco titolare di un grande studio di fiscalisti a Francoforte, già direttore all’interno del dipartimento di riscossione fiscale (tipico caso di “guardia che diventa ladro”). Il ricevente sarebbe un trader dell’ufficio di Hypovereinsbank, una banca tedesca di proprietà dell’italiana Unicredit. I pubblici ministeri di Colonia che si sono occupati del caso sono riusciti ad ottenere la collaborazione di Benjamin Frey (nome fittizio) che avrebbe testimoniato contro i suoi colleghi dello scambio di quote aziendali. Promessa l’assoluta anonimità, Schröm e Salewki riescono ad ottenere un incontro con Frey. Il gioco era fatto: gola profonda avrebbe parlato.

Nel frattempo, le inchieste del piccolo consorzio giornalistico tedesco si allargano: anche giornalisti e autorità danesi stanno al contempo investigando sui CumEx. Salta fuori il nome di Sanjay Shah, inglese, figlio di indiani emigrati dal Kenya che ha copiato lo stesso sistema di Berger. Un altro galantuomo, insomma … Esageratamente ricco, diviene multi-miliardario in pochissimo tempo (tanto da instaurare anche negli aggressivi traders che partecipavano al gioco, non pochi grattacapi sulle tempistiche di arricchimento eccessivamente rapide – e spicce – di Shah). Così come Berger, anche Shah sta fuori dalle inchieste dei procuratori, ma piano piano emerge la prospettiva di una frode fiscale di taglia europea. I giornalisti hanno carte e materiali, ma la maxi truffa ai danni degli stati europei è ancora da provare: iniziano quindi a parlare tra loro e il network si amplia. La goccia d’olio si sta ormai spalmando sulla tovaglia. Due giornalisti non sono in grado di esplorare e passare al setaccio una marea di carte (circa centottanta mila pagine con fonti diverse) contenute nella USB e che coinvolgono sistemi e regimi fiscali esteri (Italia, Francia, Spagna) di cui ignorano completamente la legislazione. Il 2 febbraio 2018, quindici giornalisti da tutto il vecchio continente si radunano a Berlino presso la redazione di CORRECTIV: nasce il progetto “The CumEx-Files”. Pochi hanno sentito parlare di questi schemi finanziari para-legali, ma la cosa si sarebbe poi sparsa, fino al celebre banco spagnolo Santander. Tra l’altro, i rendimenti sono ancora alti per chi “osa” ancora rischiare ad investire nella maxi truffa (ma questo sta a testimoniare che molti sono ancora attivi).

Nell’aprile 2018 iniziano le interviste dei due giornalisti a Frey, già arrestato nella sua villa sul Lago di Zurigo e che rischia sette anni di carcere. La gola profonda inizia a introdurli nel suo mondo (“nella spaceship” come la chiama lui), nell’intento di collaborare con giornalisti e magistrati per evitare la galera. Di origini umili, Frey ha iniziato presto a farsi strada nel mondo. Per i suoi clienti le tasse sono un grande costo. Meglio non pagarle. Meglio ridurle a zero. O ancor meglio, farsele rimborsare da Berlino senza averne alcun titolo (e siccome il sistema di rimborso avviene in maniera automatica, lo stesso va avanti serenamente e nell’impunità più totale, di soppiatto). Ed infatti, persone come Frey e Berger (mentore del primo) non hanno la sensazione di un atteggiamento truffaldino: grazie allo schermo di compiacenti “pareri legali” di eminenti fiscalisti credono (e in parte è stato così per molti anni) di essere all’interno della legge, di calzare perfettamente all’interno dei quadri normativi. Loro hanno semplicemente – e lo rivendicano con fierezza – sfruttato il sistema, il vuoto, la svista legislativa. Hanno sfruttato le possibilità che la legge offriva loro (Berger era diventato da tempo il capo di Frey e ha sempre mantenuto il suo punto di vista a proposito dei CumEx: è tutto legale). Stando alle dichiarazioni di Frey, Berger è stato il più temuto revisore dei conti dell’amministrazione fiscale germanica. Passato al settore privato (se non puoi batterlo, compralo), tra i suoi clienti (meglio averli amici, che nemici) figurano anche la famiglia Quandt, proprietaria di colossi teutonici come BMW e Adidas.

Incredibile – ma vero – il governo tedesco non ha controllato né verificato per anni sul suo proprio impoverimento. Davanti ai giornalisti che lo intervistano, Frey sembra quasi prendersi gioco del farraginoso sistema che ha consentito a lui e alla cricca un ingente arricchimento: un sistema diventato così complesso che non era chiaro neppure agli effettivi riscossori come funzionasse. La macchina girava, il sistema tirava avanti: sempre più operatori, vittime compiacenti della loro greed, pensarono bene di mettere le loro mani in pasta. L’avidità era l’olio del motore del maxi-raggiro: poi, al crescere esponenziale dei profitti, subentra anche il senso di onnipotenza. Quando si è sulle vette dello Shard, o del Palazzo Unicredit, o di Montparnasse, o nei grattacieli di Francoforte – da dove spesso e volentieri, in suites da duemilacinquecento Euro a notte si architettano analoghe maxi-frodi – si guarda la gente dal basso all’alto. Con disprezzo. Loro, che le tasse le pagano e indietro non le ricevono. Gran parte di questi squali della finanza, non si fanno alcuno scrupolo: nessuno, secondo Frey, declinava le proposte sue e di Berger. La classica “offerta che non si può rifiutare”. Chi pensava alla sua reputazione (lambendo anche il senso dell’etica e della morale) declinava l’offerta, ma lo stesso Frey racconta che si trattava di un’esigua minoranza. Tutti gli investitori sapevano da dove venivano i soldi: dallo Stato. Da quello Stato foraggiato con le tasse e privato delle stesse. Una mucca in cui inserire il pastone di fieno e mungerne – indebitamente – il latte gustoso. Tutto per sé. E il business dei CumEx procedeva alla grande: lo Stato non può fare fallimento e quello tedesco, negli ultimi settant’anni è stato piuttosto lontano da questo rischio. Più che una mucca, una gallina dalle uova d’oro.

Schröm e Salewki chiedono infine a Frey se i CumEx siano ancora possibili in Germania ed Europa: certo che sì. Ci sarà sempre un modo per trarre l’indebito vantaggio (sulla pelle degli altri, si capisce). Succederà ancora, magari sotto altre forme una nuova generazione sta preparando un nuovo assalto. Il fisco non era stato ingannato solo in Germania, Austria e Danimarca, ma anche, tra gli altri, Italia, Francia, Spagna, Belgio e Norvegia. La crisi sistemica dei CumEx si è sparsa in tutto il sistema bancario europeo. E a rimetterci, manco dirlo, sono i cittadini.