mercoledì 31 ottobre 2018

Silvio Napoli: metà monaco e metà guerriero

Se l’ascensore sociale si è bloccato da anni, quello della Schindler funziona eccome: la sua ascesa continua in gloria. Nella gloria del fatturato, ma non solo. Ieri sera, tra aneddoti passati e progetti futuri, all’USI di Lugano Lino Terlizzi ha intervistato il Presidente del CdA di Schindler Group, Silvio Napoli, il primo manager in quell’incarico a non essere membro della storica famiglia. «L’ascensore non è un tema che suscita molto entusiasmo» esordisce scherzosamente Terlizzi davanti ad un colmo Auditorium. Ascensori, ma anche scale mobili: per Schindler, autentica eccellenza elvetica – diamante pregiato ticinese – mobilità è core business. Fondata nel 1874 (stessa data di nascita della Piaget, altro marchio di garanzia e pregio), l’azienda si spalma sull’arco di tre secoli, servendo su per giù – è il caso di dirlo – l’intero pianeta.

giovedì 25 ottobre 2018

La cultura umanistica come antidoto al presentismo scolastico


C’era una volta la scuola del futuro: no, non si tratta di un ossimoro. Non solo perché certe volte, per come è gestito, il sistema scolastico non sembra preparare adeguatamente al futuro – dimostrandone gli aspetti più farraginosi e manzonianamente ottocenteschi ed arcaici – ma anche perché senza dubbio necessita in molti paesi europei modifiche importanti. La domanda è in che direzione: verso il futuro o verso il passato? Il ritorno alla scuola scritta in corsivo del Franscini o a quella scritta con la “q” dei pinocchieschi giovani d’oggi? C’era una volta la scuola del futuro – titolo che contrappone l’esordio fiabesco con la prosa fantascientifica – è anche il titolo della conferenza che ha visto ieri sera Ernesto Galli della Loggia – professore universitario, giornalista e celebre editorialista del Corriere della Sera –, Gerardo Rigozzi – già Direttore di liceo e del Sistema Bibliotecario Ticinese (SBT) – e Morena Ferrari Gamba – Presidente del Circolo di Cultura Liberale Carlo Battaglini – discutere e dibattere animatamente su scuola e dintorni, tra democrazia e Storia.

mercoledì 24 ottobre 2018

Quei 52 miliardi rubati ai cittadini


CumEx. Non si è parlato molto in questi anni – e a queste latitudini – degli scambi azionari che hanno come solo ed unico scopo quello di ricevere un indebito “rimborso” delle tasse da parte dello Stato. Sì, è lo Stato che “paga” le tasse ai suoi cittadini (più disonesti).

Quando un normale dividendo viene distribuito agli azionisti, lo Stato ne trattiene una parte a titolo di imposta preventiva; gli azionisti possono poi richiederne indietro gran parte, per evitare una doppia imposizione. In sostanza, al momento della cessione dell’azione all’acquirente, la medesima figurava (con un articolato sistema di “prestito di azioni” e l’intervento di molteplici “manine”) essere posseduta non solo da uno, ma da molteplici azionisti, i quali, una volta giunto il momento di chiedere il rimborso all’Erario, si presentano tutti come detentori del medesimo titolo. In sostanza, chiedevano in tanti di poter riscuotere il rimborso di tasse pagate da uno solo. Il tutto a carico dello Stato germanico, quindi delle imposte pagate dai cittadini tedeschi. Sì, tedeschi, perché lo scandalo CumEx esplode in Germania lungo il corso dello scorso decennio ed è costato al paese circa trenta miliardi di Euro. Un cambio legislativo ha poi messo fuori legge questa macchinazione estremamente nociva per le finanze dello Stato. Ma il problema dei CumEx è tutt’altro che risolto e ha intaccato almeno altri dieci paesi, fra cui le maggiori economie dell’area Euro. Un’investigazione giornalistica ha infatti rivelato che complessivamente la truffa è stata di 52.5 miliardi di Euro per le casse degli stati europei (tre quinti dei quali dallo Stato tedesco) … La più grande truffa nella Storia d’Europa, perpetrata da banchieri, investitori e avvocati; autentici saccheggiatori di miliardi.

mercoledì 17 ottobre 2018

La vita per i diritti


Le sei giornate del Festival dei diritti umani a Lugano – da martedì 9 si sono susseguiti una trentina di proiezioni su questo tema – si sono concluse con un ospite d’eccezione, domenica 14 ottobre al Villa Castagnola: Laura Boldrini, già Presidente della Camera dei Deputati nella XVII Legislatura e da sempre attiva per i diritti di donne, minori, migranti e non solo. Dopo un breve elogio alla stampa svizzera – “che ha un particolare occhio di riguardo nei confronti della politica estera” a differenza di quella italiana in cui “c’è pochissimo spazio e poca riflessione” – Boldrini si è espressa a tutto campo nelle tematiche più scottanti e controverse che l’hanno trovata anche protagonista da quando ha intrapreso la carriera politica: da Trump a Salvini, dall’aborto ai migranti, dall’odio dei social ai “diritti delle donne”. “Il diritto d’asilo” spiega l’Onorevole, “è un diritto fondativo, presente su tutte le carte e che hanno dato la direzione dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.”

Brand e ricchezza


Ricchi. Anzi: ricchissimi. Con i loro prodotti hanno cambiato una generazione: hanno travolto il secondo Novecento, prendendo in tempo il treno del successo e avendo al momento giusto l’intuizione giusta. Molti di loro la ricchezza l’hanno ereditata; molti di loro, sono solo i figli (alcuni i nipoti) del “genio” che ha ideato il brand e lo portano avanti in un mercato sempre più globalizzato, tendente alle fusioni tra imprese per non soccombere e chiudere i battenti (dura lex sed lex). Gli iniziatori (e rispettivamente i continuatori) si adattano al mondo che cambia e adattano il loro brand alle esigenze del cliente. 

Un americano a Roma


- Intervista a Francis Rocca


Signor Rocca, come e quando ha deciso di diventare giornalista?

Stavo facendo un dottorato in Storia negli Stati Uniti: all’epoca ero molto interessato al giornalismo. Iniziai a scrivere delle recensioni di libri ed in seguito sono diventato redattore a Washington.

La digitalizzazione come un rifugio e un’opportunità


Incontro con Eleonora Benecchi, professoressa di Culture Digitali all’USI, autrice, coinvolta in progetti di ricerca a cavallo tra CH e Italia, tra digitale, fandom, giovani e digitalizzazione.

Possiamo dire ufficialmente che si è affermata una cultura digitale tra gli studenti?

Dai dati sappiamo che nel 2018 il cinquantatré percento delle persone sta su Internet. In Svizzera ci sono dei dati importanti di connessione alla rete, ma anche di dotazione di strumenti: nelle case degli svizzeri c’è almeno un computer con una connessione, una copertura veramente ampia. Se poi passiamo alla generazione dei giovani, le ricerche che conduciamo assieme all’istituto di psicologia applicata di Zurigo ci raccontano che ad oggi il novantanove percento dei giovani svizzeri è dotato di uno smartphone con connessione. Il che vuol dire che anche in mobilità siamo iperconnessi. Il novantaquattro percento dei ragazzi sta almeno su un sito di social networking o un social media. Dopodiché, bisogna capire come vengono usate queste connessioni: il fatto di avere a disposizione una tecnologia non necessariamente fa sì che questa venga utilizzata tutti i giorni. Dal 2010 ad oggi, in Svizzera i ragazzi non hanno diminuito il tempo passato in disconnessione dai media, il che vuol dire che la connessione alla rete ha “mangiato” il tempo che era dedicato ad altri media.

giovedì 4 ottobre 2018

Premitati gli studenti che collaborano con L’universo


Prima fila da sinistra: Amedeo Gasparini, Federica Serrao, Luca Calderara, Michela Clavuot, Boas Erez, Gabriela Cotti Musio, David Anzalone. Seconda fila da sinistra: Antonio Paolillo, Giancarlo Dillena, Alessandro Benedetti

I retroscena di una classe politica in crisi

Articolo di Mirko Formenti