mercoledì 19 settembre 2018

Come è grande un minuto!


Un minuto può essere un’eternità. E quello che succede in un minuto può cambiare l’intero corso di uno o più eventi. In un minuto, secondo Focus (2017) – per quello che riguarda gli esseri umani in senso stretto – centootto persone e circa 7.10 per dieci alla diciassettesima di cellule umane muoiono, ma duecentocinquanta bambini nascono, centoquarantaquattro persone cambiano casa e circa centoventi si sposano.

Articoli e reportage


 - Intervista a Chiara Sambuchi

Chiara, come e quando hai deciso di diventare giornalista?

Ho studiato filosofia a Bologna e poi a Berlino con una borsa di studio per la tesi. Berlino era una città molto diversa da quella di oggi. Era una città piccola, grigia, economica, ma anche piena di possibilità: all’epoca stava diventando capitale e la tv italiana stava per aprire un ufficio là. Sicché decisi di fare domanda per uno stage. Da lì in poi feci altre esperienze, altri stage e poi iniziai a lavorare per svariate emittenti tedesche.

Botega Caffè premia il campione


L’universo si rinnova sempre: la scorsa stagione ci siamo digitalizzati sul web con un nuovo sito (più dinamico, e adattabile alle esigenze di un mondo di corsa). Quest’anno un’altra novità in vista: come stimolo ai nostri redattori premieremo l’articolo che risulterà più letto nella rete. Non una coppa d’oro, ma un semplice gesto che sappia instaurare non solo la “fame fisica”, ma anche quella dell’ambizione del redattore/della redattrice.

La carrozza sul burrone


Una posizione di prestigio: quella privilegiata coffa (e ponte di comando) dell’ammiraglia del mare mediatico-giornalistico italiano; sempre in preda alla spietata burrasca del Belpaese che non trova pace. Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, sarà a Lugano mercoledì 3 ottobre 2018 alle 18:00, presso l’Aula A11 dell’Università della Svizzera Italiana a presentare il suo nuovo libro “Un paese senza leader”: più che un titolo, la diagnosi dello stivale zoppo, tra sfaldamento di partiti ed erosione della classe dirigente.

Giovani e meno giovani: quello che conta è la volontà

Bachelor in Science in Informatics (2012-2015) e Master in Science of Informatics (2015-2017) presso l’USI, pratica uno stage di tre mesi nel 2014 presso Exmachina srl e un secondo dal 2015 al 2017 presso l’USI, per poi passare a BITS partner SA. Una carriera ingegneristica, ma non solo: nella vita di Jesper Findahl, computers e softwares non sono stati sempre il pane quotidiano.

Jesper, cosa ti ha portato qui a Lugano?

Sono nato in Svezia e a tredici anni mi sono trasferito in Norvegia, dove ho finito il liceo. Poi sono ritornato in Svezia, dove ho iniziato a studiare la tromba (studio che ho portato avanti per circa cinque anni, quando poi ho scoperto di aver sviluppato un’allergia per il metallo dello strumento). Ho quindi cercato di risolvere il problema, ma non ci sono riuscito … Da lì ho deciso di dedicarmi ad altro: sono stato in un centro di meditazione e agricoltura (dove, come volontario, ho aiutato a supportare la comunità locale). Anni dopo ho incontrato mia moglie – che è italiana – ed insieme abbiamo deciso di venire a Lugano. Volevo studiare informatica (il Bachelor che poi ho conseguito non era il mio primo approccio con la materia). Dopo tre anni di informatica – in inglese – ho fatto anche il Master qui all’USI. Da gennaio 2018 sto lavorando presso CodeLounge (parte del Software Institute dell’USI), un centro di ricerca e sviluppo per software, dove – appunto – sono R&D software engineer.

Il senso della novità


“Ci si sappia servire della novità: finché si riesce nuovi, si è stimati. La novità piace a tutti, perché costituisce un cambiamento. Il gusto ne riceve diletto.” Baltasar Gracián era un gesuita e filosofo spagnolo. Famoso per El Criticòn (comparabile alla celebre opera di Cervantes) usava un linguaggio breve, ma ricco di significato: a volte ironico e del tutto personale. Il suo punto di riferimento era l’uomo (prigioniero di una selva oscura che deve trovare la Sua luce nell’oscurità), mentre quello di Indro Montanelli era il lettore. In una lectio presso l’università di Torino nel 1997, Cilindro disse agli studenti interessati al giornalismo: “Chi di voi vorrà fare questo mestiere, si ricordi di scegliere il proprio padrone, il lettore. Si metta al suo servizio e parli la sua lingua, non quella dell’accademia. Porti la cultura dell’accademia alla comprensione.”

lunedì 3 settembre 2018

I quasi mille giorni di un giornalista in mano ai pirati somali


977 giorni sono lunghi, soprattutto se li si trascorre prigionieri dei pirati somali. “All’inizio i miei rapitori chiesero venti milioni per il mio rilascio”: esordisce così Michael Scott Moore, giornalista americano catturato nel Corno d’Africa dai pirati somali nel 2012 e liberato soltanto nel settembre 2014, periodo trascorso su una barca, tra mare e deserto. Alla libreria Politics and Prose di Washington DC, Moore, sorridente e felice di narrare la sua storia, racconta – sotto il profilo umano prima che quello giornalistico – la sua esperienza di ostaggio, avventura raccolta anche nel suo nuovo libro The Desert and the Sea, uscito lo scorso luglio.