martedì 14 agosto 2018

Sean Spicer e il suo briefing con il pubblico


National Press Building di Washington DC, tredicesimo piano, Associazione Nazionale della stampa. Appesi ai muri, le foto dei grandi giornalisti americani, a cominciare da Bob Woodward e Carl Bernstein, ma anche personalità del mondo dello spettacolo, della politica (incredibile come le due cose possano intersecarsi), dello sport, della musica e, ovviamente, del giornalismo. E poi una foto di Donald Trump, datata 27 maggio 2014: “A great place. Best wishes” e poi la firma, simile più ad un sismogramma, che ad un autografo. Nessuno poteva immaginare che, due anni e qualche giorno dopo la sua visita al Palazzo della stampa (quest’ultima, oggetto di particolare attenzione da parte di Trump, e viceversa) l’allora palazzinaro newyorkese avrebbe annunciato al mondo la sua discesa nell’arena politica. A supportarlo sin dall’inizio, il fido Sean Spicer. Quarantasei anni, residente ad Alexandria (alle porte della capitale), sposato, di origini irlandesi, fermamente cattolico, negli anni Novanta lavora fianco a fianco con esponenti repubblicani. Negli anni Duemila approda sulla scena nazionale, sino ai vertici della comunicazione di partito: Spicer è stato Direttore della Comunicazione del Comitato Nazionale Repubblicano dal 2011 al 2017 e chief strategist dal 2015 al 2017. Il 22 dicembre 2016 viene scelto dal Presidente Trump come Press Secretary della Casa Bianca.

PRESENTAZIONE “The Briefing” di Sean Spicer - 13.08.2018, Washington DC

Relatori: Sean Spicer, Andrea Edney