giovedì 24 maggio 2018

“TheyToo”: le storie dimenticate dal conformismo hollywoodiano


Quasi nessuno ha mai pensato a Laura – cassiera in un supermercato di periferia, divorziata, con due figli piccoli e genitori anziani a cui badare – che per un leggero scatto salariale subisce attenzioni fisiche dal caporeparto; così come Anna, casalinga di mezza età spesso picchiata dal marito; oppure, ancora, Maria, segretaria vilipesa, costretta dal potente datore di lavoro a praticare del sesso con lui per paura di essere licenziata. Chi ha mai difeso Laura, Anna e Maria?

Nessuna di loro può godere dell’onore delle primissime pagine dei quotidiani, ma anch’esse hanno una storia di abusi da raccontare (e questo ben prima dell’affermarsi del movimento “MeeToo”). Le loro sono storie ben diverse dal do ut des che molte giovani e bramose ragazze hanno consensualmente siglato con il Weinstein di turno, per ottenere fama, il titolo di “opinion leader”, di star del cinema, di leggenda dello spettacolo, di candidata all’Oscar; tutti privilegi che non possono essere gratuiti, visto che il produttore esige una contropartita. Non è certo una novità quello scambio malsano, deviato e antimeritocratico che vige nel mondo dello spettacolo (cosa ben diversa dalle angherie quotidiane subite da migliaia di donne in tutto il mondo): troppo facile svegliarsi venti o trent’anni dopo – in seguito ad una brillante carriera – e denunciare i vecchi o meno vecchi marpioni leader d’incassi – paradossalmente – benefattori delle loro creature che oggi li denunciano.

Spesso e volentieri, l’impressione che si ha è che i vertici dei movimenti come “MeeToo” – lanciati sotto forma di hashtag da un’élite salotti hollywoodiani, mediante una campagna pubblicitaria, moralista e ammantata da una spessa glassa di ipocrisia – siano lontani dalle vere molestie, perpetrate su donne veramente ferite. Non da ultimo è anche sgradevole la politicizzazione del “MeeToo”; in Italia portata avanti da ex Presidenti della Camera e (ora) decadute figlie di celebri registi dell’horror.
Attenzione a mischiare la propria ideologia, la santa crociata personale e settaria con le vere condizioni e i veri disagi all’interno di un paese o di un mercato del lavoro. Denunciare le presunte molestie sessuali del produttore (“presunte”, visto che nella maggior parte dei casi non sono stati neppure aperti fascicoli dalle procure) mentre da anni si gira l’oliva del Campari nella propria flûte di cristallo, non è come subire squallide angherie del caporeparto (sopportate e ingiustamente non punite) per portare a casa il pane per i propri figli.

Amedeo Gasparini