giovedì 24 maggio 2018

“TheyToo”: le storie dimenticate dal conformismo hollywoodiano


Quasi nessuno ha mai pensato a Laura – cassiera in un supermercato di periferia, divorziata, con due figli piccoli e genitori anziani a cui badare – che per un leggero scatto salariale subisce attenzioni fisiche dal caporeparto; così come Anna, casalinga di mezza età spesso picchiata dal marito; oppure, ancora, Maria, segretaria vilipesa, costretta dal potente datore di lavoro a praticare del sesso con lui per paura di essere licenziata. Chi ha mai difeso Laura, Anna e Maria?

Collettivismo turistico stereotipato: arrivano “i cinesi”

La mandria mandorlata, orde di cinesi: sì, noi (giacobinica Sacra Rota europea) non ci curiamo di distinguere più di tanto tra gli asiatici … Li categorizziamo come naturali appartenenti alla terra dei panda e del PCC; ciurme che spalancano i recinti degli Urali e si riversano in Europa, “turisteggiando” in folte comitive dalle tracce ben visibili. I capelli color pece-corvo-cormorano (tagliati secondo le stravaganti usanze dei fumetti nipponici), la mascherina del medico per non diffondere il respiro infetto, la carnagione color del fior di latte e, i più folkloristici – ma il più delle volte per motivi prettamente cutanei – con l’ombrellino parasole (esclusivo e di pizzo, se raffinato e curato; prefabbricato e di plastica color Stabilo Boss se destinato alla massa).

martedì 1 maggio 2018

Nell'entusiasmo di un giovane prete

- Intervista a Emanuele Di Marco -

Storia di una bugia


Pentagon Papers: documenti t(r)op secret del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, inerenti alla guerra del Vietnam e alle relative strategie militari. Portati a galla nel ‘71, in essi erano presenti anche le più profonde e controverse motivazioni che hanno spinto gli Stati Uniti non solo a dare battaglia nel sud est asiatico dopo le insurrezioni filo-comuniste, ma anche a continuare una guerra – durata poco più vent’anni: la prima sconfitta dell’aquila – che molti davano già perduta in partenza. Una ferita ancora oggi aperta nei patrioti statunitensi, un solco indelebile nella storia del paese a stelle e strisce. I Papers – settemila pagine raccolte dal ‘45 al ‘67, correlate alle amministrazioni Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson, fino alla tormentata di Nixon – hanno giocato un ruolo essenziale nel fortificare l’opinione pubblica di allora contro la guerra in Vietnam: innumerevoli le proteste e le manifestazioni sul suolo americano contro quella guerra, lontana dalla madre patria e impressa nella memoria dei combattenti che, rientrati in America, hanno dovuto affrontare gravi traumi, risolti parzialmente da fior di psichiatri. Non era abbastanza continuare una guerra contro le potenze capeggiate fino al ‘69 da Ho Chi Minh: quello che più è rimasto impresso nelle menti degli americani è la sistematica bugia dei governi in merito alla guerra stessa. Dopo un intenso travaglio interiore, il giovane Daniel Ellsberg – laureato ad Harvard, “geniaccio del Pentagono”, analista della difesa – dopo una conversione sulla via di Saigon, cominciò a fotocopiare clandestinamente, tramite una lentissima XEROX, quelli che poi si sarebbero chiamati, appunto, “Pentagon Papers” (l’archivio era stato commissionato da Robert McNamara – Segretario alla Difesa, in seguito Presidente della Banca Mondiale – con l’intento di lasciare ai posteri dei documenti storici). Documenti protetti dal segreto di stato; ceduti due anni dopo, nel ‘71, al New York Times (Assange, Manning, Snowden docent: erano e restano tanti gli interrogativi etico-morali sul furto di carte segrete). Il quotidiano dell’ottava strada pubblicò il 13 giugno una parte dei documenti a firma di Neil Sheehan e ricevette, vista la profanazione del sancta sanctorum dei segreti americani, un’ingiunzione dal tribunale. Ingiunzione che non fermò i concorrenti del Washington Post – la cui storica editrice, Katharine Graham, era amica di McNamara – che pubblicò parte dei Papers, sfidando ulteriormente l’amministrazione Nixon, sotto attacco per le rivelazioni dei documenti, che mettevano nero su bianco i rapporti – nascosti per decenni – su di una guerra moralmente ingiustificabile e per certi versi “incostituzionale”. Dopo l’appello del NYT alla Corte Suprema, questa si pronunciò a favore della libertà di stampa: la fuga di notizie aveva quindi una sorta di base e giustificazione legale. Di lì a poco sarebbe cominciato lo scandalo Watergate: giornalisticamente parlando, un altro esempio di “credere, (dis)obbedire e combattere.”

Amedeo Gasparini 

Giornalista per caso


- Intervista a Francesco Semprini -

Francesco, tu sei corrispondente di guerra: immagino che tu conosca Biloslavo e Micalessin?!

E come no! Con loro ho fatto un sacco di cose: loro sono stati i miei formatori di guerra. Loro sono bravissimi: i più grandi corrispondenti di guerra che ci sono in Italia. Sono entrambi del Giornale.