domenica 1 aprile 2018

OASIS e Patto Nazionale: idee per un Islam occidentale


All’USI i dibattiti culturali: la parola ai prof. Martino Diez, dell’UniCatt di Milano e Alessandro Ferrari, dell’Insubria.

Martino Diez

Cos’è OASIS?

La fondazione OASIS è stata creata nel 2004 a Venezia dal Cardinal Scola e si occupa di favorire il dialogo tra cristiani e musulmani; e da qui è nata una rivista – anch’essa “OASIS” – tradotta in italiano, inglese, francese e arabo. Oggi siamo a ventisei numeri, però col tempo abbiamo allargato il nostro ambito di azione e, accanto alla rivista, è nato il sito OASIS. Noi non facciamo un’attività di dialogo interreligioso-teologico, ma affrontiamo di volta in volta delle questioni d’interesse comune (libertà, immigrazione, eccetera).

Chi sono gli ulema sunniti?

Sono gli esperti di scienze religiose. Teoricamente, nel mondo sunnita non esiste un clero, ma dal punto di vista sociologico ogni religione designa degli esperti che hanno una funzione di guida. Gli ulema non sono legislatori, ma esperti della legge religiosa: lo Stato ha bisogno di questi interlocutori per verificare “l’islamicità” dei propri provvedimenti. In Marocco il re è anche il referente religioso, ma quando fa delle norme che riguardano – ad esempio la famiglia – chiede sempre il parere al consiglio degli ulema che ha creato. Nel Medioevo gli ulema sono stati molto importanti, ma col tempo sono stati privati della loro importanza (anche se oggi è in atto un tentativo per ricostituirne la figura).

Perché si fa fatica a vedere differenze tra Stato e religione nei paesi islamici?

Le leggi nei paesi musulmani sono fatte dallo Stato, ma ovviamente c’è un influsso della legge religiosa (la sharia). L’Islam è una religione che ha tante norme e riguardano il modo di vivere di tutti i giorni e queste sono mediate dallo Stato (gli stessi ulema nel passato non potevano applicare una legge direttamente, ma dovevano passare per i comandanti effettivi). I paesi musulmani conoscono da molti secoli una “distinzione” (e non una “divisione”) tra sfera religiosa e sfera politica: questo è un fatto, ma la teorizzazione di questo fatto è ancora embrionale.

Alessandro Ferrari

Cos’è il “Patto Nazionale per un Islam italiano”?

È un documento firmato il primo febbraio 2017 dal Ministro dell’Interno e dai responsabili delle maggiori associazioni musulmane in Italia. Esso costituisce una tappa importante nel processo di istituzionalizzazione dell’Islam perseguito dagli stati europei, molto attivi nel cercare di conformare questa “nuova” religione europea ai “valori” mainstream e alle tipologie organizzative, ricalcate sul modello del dualismo cristiano, già sperimentate dalle altre presenze religiose nel “Vecchio continente”. Per “Islam italiano” s’intendono le associazioni musulmane operanti in Italia, le quali, con il Patto, s’impegnano a contrastare la radicalizzazione, attraverso la formazione di imam capaci di mediazione e dialogo con la società e l’apertura e gestione di luoghi di culto trasparenti. Dal canto suo, il Ministero dell’Interno s’impegna a rendere effettivamente accessibile alle associazioni lo statuto di “ente di culto”, per la piena legittimazione, giuridica, politica e simbolica della presenza musulmana in Italia.

Nella sua conferenza lei ha parlato di “percorso comune”: secondo lei questo è possibile?

La nascita e l’affermazione, in Europa, dello “stato moderno” hanno costituito uno spartiacque politico fondamentale tra le due aree geografiche. Tuttavia, l’età contemporanea (la comune sottoscrizione della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo; le trasformazioni dei mondi politico-religiosi; una globalizzazione che mette in circolo idee, persone, beni e religioni) ha accorciato le distanze ponendo le due sponde di fronte a problemi comuni, sintetizzabili nella questione della gestione democratica del pluralismo cultural-religioso. “Percorso comune” significa confrontarsi sulle modalità con cui le differenti tradizioni e identità religiose, culturali, politiche e giuridiche possono incontrarsi su principi universali comuni ispirati alla protezione dei diritti civili e politici della singola persona umana.

Amedeo Gasparini