domenica 1 aprile 2018

Per cominciare è cruciale scegliere un tema che piace


Tascabile, best seller. Un must: il manuale per come scrivere una tesi coi fiocchi, marchiata dall’esperienza di chi sui libri (e nei libri) c’ha passato la vita intera. Nel ‘77 Umberto Eco fa il più grande dono alla comunità studentesca: Come si fa una tesi di laurea. Non una domanda, ma un’affermazione; simbolo di sicurezza e autorevolezza. La tesi è l’occasione “per recuperare il senso positivo e progressivo dello studio, non inteso come raccolta di notazioni ma come elaborazione critica di una esperienza, come acquisizione di una capacità […] a individuare i problemi, ad affrontarli con metodo, ad esporli secondo certe tecniche di comunicazione”. Naturalmente, l’obiettivo della tesi di laurea dovrebbe essere quello di impiegare al massimo se stessi nell’effettiva fattura di un elaborato personale, derivante da una propria elaborazione, un processo mentale. Processo che, così come è suddiviso il libro di Eco, inizia con la scelta dell’argomento, la ricerca dei materiali (fonti e bibliografia), il piano di lavoro, la stesura, la conclusione. La tesi per lo studente è importante e dimostra che egli prende “[…] visione della maggior parte della letteratura esistente […]” ed è “[…] capace di esporla in modo chiaro […]”: una sorta di esercizio retorico. Vanno da sé quindi quelle che Eco definisce le “quattro regole ovvie” (che per molti studenti non lo sono affatto). La scelta dell’argomento è forse il maggiore cruccio del laureando: scelto quello – come sempre succede nella vita – il resto vien da sé. L’argomento deve “rispondere agli interessi del candidato” (molti studenti non hanno un interesse specifico e quando ce l’hanno spesso questo non è collegabile all’istituto universitario); le fonti a cui ricorrere devono essere reperibili (capita spesso che il tema di ricerca non corrisponda ad una folta bibliografia al riguardo) e maneggevoli – “[…] vale a dire a portata culturale del candidato” –; ed infine, quarto punto, “che il quadro metodologico della ricerca sia alla portata dell’esperienza del candidato.” E quindi da dove cominciare? La confusione dello studente di fronte al salpare della sua tesi è comprensibile: monografica o panoramica? Storica o teorica? Argomenti antichi o contemporanei? Quanto tempo ho per pensare ad una tesi? “Non più di tre anni e non meno di sei mesi” (attenzione però alla cosiddetta “nevrosi da tesi”). Al di là poi della scelta dell’argomento e della stesura della tesi in sé, anche l’autore non fa mistero dell’importanza di quelli che lui stesso definisce “criteri grafici” e che noi oggi chiamiamo in parte “layout”, tanto da dedicare alla suddetta tematica un intero capitolo a mo’ di guida su come posizionare accenti, margini, spazi, caratteri, corsivi, apostrofi, virgolette, parentesi, abbreviazioni; elementi che si sprecano nella procellosa tastiera del nostro computer. Quello di Eco è ormai un libro leggendario: non si contano più le sue diverse edizioni perché – come l’ascolto di “Notte prima degli esami” la notte prima degli esami – oramai è storia.