giovedì 1 febbraio 2018

Periodismo español

- Intervista a Alicia Romay -

Vamos! Signora Romay, quando ha deciso diventare giornalista?

Già da piccola: credo che questa professione sia vocazionale e sia importante raccontare cosa succede nel mondo.

Quindi giornalisti si nasce o si diventa?

Si nasce. Ci si può anche diventare, ma credo che bisogna avere grande senso del sacrificio.

In che modo Italia e Spagna sono simili?

Noi spagnoli abbiamo la voglia di vivere e il sorriso: la gioia! In Italia non è così: si è molto più seri. La Spagna è gioiosa, l’Italia è più calma.

Le piace di più lavorare in radio o sulla carta stampata?

La radio è appassionante: in pochi minuti devi dire tutto quello che hai visto. E questo dà molta adrenalina. La radio è il medium più veloce e più immediato.

Com’è la situazione della libertà di stampa in Spagna?

Adesso è assolutamente aperta. Nell’epoca di Franco era ben diverso. Io sono nata in Messico, ma sono anche spagnola e sono andata in Spagna nel 1970 quando è rinata la stampa.

Da giornalista corrispondente, il social network è un amico o un nemico?

Un amico. Si deve imparare a fare buona informazione online, perché i social sono una piattaforma di comunicazione aperta. In futuro credo che rimarranno i grandi giornali: il NYT in America, qui Repubblica e CdS, in Spagna ABC e El Paìs. Gli altri scompariranno: non è facile trovare sponsor e pubblicità.

Quale l’aspetto positivo e negativo di fare il giornalista?

La parte positiva è l’opportunità di raccontare le cose che succedono. Ogni giorno impariamo qualcosa: conosciamo gente, ascoltiamo, leggiamo molto. La parte negativa è che i giornali non possono pagarci molto.

Come ricorda la sua professione senza Internet?

Era bellissima, ma molto impegnativa. Tutto era molto più artigianale, si lavorava tanto. Era come dipingere ogni giorno un’opera d’arte.

La figura del corrispondente estero ci sarà ancora nel futuro?

Ci sarà, ma solo nelle città più importanti: Roma, Parigi, NY, Washington … La figura dell’inviato speciale resiste, ma il corrispondente sta scomparendo per una questione di soldi.

Si ricorda le sue aspettative prima di venire in Italia?

La cosa che mi ha sorpresa di più è che Roma rimane Roma: la città eterna. Io credevo che l’Italia fosse più moderna, la gente più aperta e che e cose funzionassero bene. Quando arrivi è uno shock: non puoi credere che la città più bella del mondo abbia problemi di luce, gas, di burocrazia. In Spagna c’è il sole come in Italia, ma noi abbiamo più voglia di vivere rispetto che qui. D’altra parte, noi spagnoli dobbiamo imparare il marketing italiano, perché gli italiani sono i migliori venditori del mondo.

Un’ultima domanda: quali consigli a un giovane che vuole fare il suo mestiere?

Primo: andare all’università. Imparare, imparare, imparare. Secondo: non fermarsi mai. Chiamare, scrivere, contattare e avere un grande sogno. Vuoi fare un’intervista a un Ministro? Scrivi, chiama, prova! Il mio principale consiglio è non dire: “io non posso farlo.” Andare all’obiettivo, essere concreto, pratico, puntuale, serio.