lunedì 1 gennaio 2018

Futuro, media e speranza



- Intervista a Alessandra Baldini -

Alessandra Baldini, cosa l’ha spinta a venire negli USA?

Sono stata corrispondente dell’ANSA negli USA dall’88 e ci sono arrivata perché aveva avuto un’offerta di lavoro a Washington. Ero molto contenta di quello che facevo, ma quella di Washington era la tipica offerta che non puoi rifiutare.

Com’era lavorare negli USA all’epoca?

A Washington c’era il vantaggio di essere in un posto piccolo. Si poteva andare di persona al Congresso e parlare con i deputati. Più difficile cercare di avere udienza “da …”, perché non sei costituency.

Cosa le manca degli USA quando è in Italia?

Una certa semplificazione del modo di vivere, del modo di affrontare i problemi, una maggiore franchezza delle persone: in Italia molto è burocratico e bizantino.

Quale aspetto del giornalismo americano porterebbe in Italia?

Certamente un maggiore rigore nel confezionare la notizia.

“OnuItalia”: come mai è nato questo sito?

Il sito è nato perché c’erano poche informazioni sulle Nazioni Unite e l’Italia aveva degli interessi a livello mediatico, così come una forte presenza a livello di diplomazia, ONG, impegni verso l’estero e organizzazioni internazionali.

“OnuItalia s’inserisce nel nuovo trend del giornalismo no-profit.” Cos’è il giornalismo no-profit?

È un giornalismo che non è fatto per guadagnare, ma sopravvive per l’impegno delle persone. Il “Marshall project” e “ProPublica” producono, ad esempio, storie di investigative reporting grazie ai fondi di una fondazione.

Come si può fare aumentare la fiducia della popolazione nei media?

È molto difficile. Nelle grandi città si vive in isole felici, ma se si va in Virginia o in Ohio la situazione cambia. Noi che facciamo informazione viviamo d’informazione: il resto dell’America accende la tv mentre fa colazione o prima di andare a letto. La gran parte di loro è disinformata.

Gli americani sono affezionati al giornale di carta?

No. Internet ha scavalcato tutto. Adesso abbiamo un modello di lettura sul tablet con immagini e video: che ti dà il giornale di carta? Il giornale di carta è stanziale e progressivamente si esaurisce. Il giornale della mattina è vecchio alla sera. E questa è una tendenza incontrovertibile. L’altra tendenza è quella dei social. Il ruolo del corrispondente estero è importante: un giornale dovrebbe fare lo sforzo di avere alcune persone che fanno da ponte tra la tua sensibilità e il paese in cui si trova. È ancora essenziale, perché altrimenti vedi il paese con i pregiudizi del tuo punto di partenza.

Quali i consigli per chi vuole intraprendere la professione di giornalista?

Il settore sta scendendo, ma siamo alla frontiera di nuove sfide. Se mi avessi fatto questa domanda due anni fa, ti avrei detto: “scordatelo. Non c’è futuro!” Secondo me adesso proprio perché ci sono le fakenews c’è bisogno di persone che abbiano la tenacia, la voglia di scrivere, di sacrificarsi, di mettersi in gioco per raccontare la verità. La professione di giornalismo torna ad essere una missione. C’è quindi speranza: poca e per pochi.