venerdì 1 dicembre 2017

L’informazione corretta come antidoto


- Intervista a Paolo Attivissimo -

Paolo Attivissimo, come mai il tema delle fake news è emerso (o riemerso) in questi ultimi anni?

Ci sono due fenomeni che spiegano questo improvviso interesse: l’interesse politico, perché con le campagne disinformative per Brexit e Presidenziali statunitensi ci si è resi conto che questo non è una semplice “spam”; e il fatto che è calata molto la barriera d’ingresso al fabbricante di fake news (prima chi voleva fare disinformazione doveva essere padrone di un giornale o una televisione).

Chi scrive e produce le fake news è spinto da quale propulsore?

Il profitto. Con le pubblicità, dettate dalle visualizzazioni, s’incassano molti soldi. “Non m’importa di cosa parlo, l’importante è creare articolo “acchiappa-click”.

Fake news e post-verità sono collegati?

Se definiamo post-verità come un periodo in cui la verità vera e propria – cioè i fatti – è diventata meno importante rispetto alle opinioni, allora sì. La fake news funziona perché le persone, invece di affidarsi a fonti affidabili per le informazioni, preferiscono credere a quello che è vero di faccia.

Come ci si accorge che si è incappati in una fake news?

Non è facile, però ci sono diversi campanelli d’allarme per fare una valutazione: quando una notizia fa leva su emozioni positive o negative. Molte fake news vengono create per infiammare gli animi e poi diffuse sui social network. Se poi vogliamo parlare di post-verità, c’è un forte desiderio di semplificazione.

Lei è un fake news-hunter?

Io non parto col preconcetto che le news su cui indago siano false, ma vado a fare un controllo. L’esperienza giornalistica mi conferisce un po’ di fiuto: “questa notizia ha qualcosa che non va. Allora vado a controllare.”

C’è un argomento più sensibile?

Ce ne sono diversi, ma il maggiore è la politica, perché la politica è quella cosa su cui tutti si sentono di poter dire la propria opinione, anche se non hanno niente da dire. Poi la salute: le pseudo-medicine, i rimedi alternativi, l’omeopatia, i vaccini. Poi la pseudoscienza, dove c’è la fascinazione per una storia intrigante. L’astrofisico Sagan l’ha detta molto elegantemente: “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.” Più è grossa la notizia che mi stai dando, più devi portare delle prove robuste.

In che modo le fake news possono essere un pericolo per la nostra democrazia?

In tanti modi, a partire dal minare alla base la fiducia nei mezzi di comunicazione e d’informazione. Se comincio a dubitare di tutto, vado oltre il semplice senso critico e la sana diffidenza di quello che leggo. E a quel punto subentra l’apatia, l’indifferenza.

Paolo Attivissimo le faccio un’ultima domanda: quali sono i metodi per fare un’informazione corretta?

Questo è un problema che non si risolve a breve termine: bisogna fare un investimento nell’educazione – cioè partendo dalle scuole – per insegnare il valore della notizia, per insegnare a leggere una notizia, per imparare a distinguere i siti di false notizie, per riscoprire il senso critico. Senza dubbio è un investimento a lungo termine, ma d’altra parte c’è anche una crisi del giornalismo tradizionale che dovrebbe cogliere l’occasione. Mi sembra che il giornalismo non stia rispondendo molto a questo appello. Credo che nessuno sappia come uscirne, ma il primo passo della terapia è accettare che la malattia c’è e bisogna parlarne. Ora siamo nella fase della discussione, dopo aver passato quella del riconoscimento del problema. Per evitare le fake news si possono usare diversi metodi. Se ho un articolo corredato con una fotografia, prendo la fotografia e la dò in pasto a Tineye.com (una specie di Google per le immagini) che mi dice se la fotografia è effettivamente nuova. Altro consiglio: prendere le informazioni chiave della notizia (informazione, luoghi, riferimenti, nomi) e metterla in Google: se ne parla un sito solo, probabilmente la notizia è falsa.