venerdì 1 dicembre 2017

Il naufrago della rete, i fatti e la curiosità


Nell’universo delle fake news e delle contraffazioni di notizie il ciarlatano vive e prolifera. Ed è forse la pesantissima inflazione di informazione che crea la cattiva informazione, esaltando la falsità. Che, come il fumo che penetra in ogni fessura, s’insinua come una viscida biscia nel sano dibattito democratico, non consentendo (o meglio, sminuendo e togliendo valore ad) un’informazione corretta. L’informazione corretta, d’altra parte, si basa sui fatti. Oggi, paradossalmente, i fatti ci stupiscono perché possono essere ancora più assurdi in quanto ancora più amplificati. E se i fatti sono collegati a doppio filo con la verità, il problema sorge quando questo collegamento viene reciso o ingarbugliato. Non esiste ancora l’astruso algoritmo della verità, un ente superiore artificiale che stabilisce – anzi, impone – un’incontrovertibile esattezza. Il fenomeno delle fake news (notizie inventate, false, tediose, distorte, manipolate) è recentemente tornato di moda, ma la fake news in sé non nasce oggi, dal momento che il falso storico è piuttosto presente ed assimilato nella nostra cultura. Lo storico francese Marc Bloch trova un’origine quasi sociologica delle cosiddette fake news: “Le notizie false della storia nascono […] da osservazioni individuali inesatte o da testimonianze imperfette […]”. La percezione diventa quindi leggenda, fino a diventare – appunto – una mera finzione.