mercoledì 1 novembre 2017

Il giornalismo come professione ancora più attuale e ancora più urgente



- Intervista a Marco Valsania -

Dottor Valsania: come e quando ha deciso di venire negli USA?

È stata una conseguenza della volontà di fare il giornalista, cioè di provare a trasformare in lavoro quello che mi appassionava: la scrittura e gli eventi politico-eco-sociali con tagli internazionali. Finita la Scuola di Giornalismo di Milano, la mia intenzione era quella di lavorare all’estero e coprire le notizie internazionali: avevo vinto una borsa di studio al Dallas Morning News. In seguito vidi se potevo restare e prolungare la cosa come freelance: si creò un’opportunità di lavorare per Sole (nel 1991) e nel ‘97 fui assunto come giornalista in pianta stabile. La stampa americana ha standard molto elevati, una tradizione di check sul potere, un atteggiamento tendenzialmente antagonistico e critico nei confronti del potere. Quindi avere questo esempio sotto gli occhi è positivo e istruttivo. La cura che viene prestata agli articoli, alle fonti, alla veridicità è importante nel giornalismo americano.

Carattere, curiosità e senso etico. Cioè l’indipendenza

- Intervista a Stefano Vaccara -

Stefano, come mai ha deciso di venire negli USA?

Sono venuto negli USA per fare un Master, ma ancora prima, mentre studiavo Relazioni Internazionali, intervistavo esperti ed ambasciatori e poi vendevo le interviste nei giornali. All’epoca era Il Giornale di Montanelli che mi accoglieva: mi piacque troppo il giornalismo e così trovai lavoro ad America Oggi e, dopo aver lavorato a Boston, mi trasferii a New York, dove c’era il grande Ugo Stille del Corriere. A lui mandai i miei articoli per farmi consigliare: “cosa devo fare? Devo continuare a scrivere? Posso fare il giornalista?” E lui: “ti consiglio di rimanere qua, perché in Italia è difficile, complicato, burocratico. Se vuoi fare il giornalismo libero devi restare qui.”

Il Big Bang in redazione: la nascita dell’Universo



Se la nascita dell’universo stellato è ancora incerta e controversa (la teoria più accreditata è quella del cosiddetto “Big Bang”), quella del nostro giornale è chiara: L’universo nasce e rinasce ogni mese. E lo fa ciclicamente da oltre dodici anni. Dall’attento esame del numero, alle critiche costruttive per migliorare il prossimo: le riunioni avvengono due volte al mese per fare il punto della situazione. Il nostro universo, è veramente un “Big Bang”, un grande scoppio; una grande ed impaziente esplosione di idee, da condividere e assegnare ai redattori, che poi compongono gli articoli del giornale. L’universo libera la voglia di fare!