domenica 1 ottobre 2017

Anche i nostri municipali erano studenti ...


Li vediamo sempre di fretta: un appuntamento, un incontro, una firma, una riunione, una presentazione, una conferenza. Un’intervista. Com’erano i nostri politici ai tempi dell’università? Viva voce ai municipali del Comune di Lugano, fra ricordi, nostalgie, opinioni e … consigli per i giovani studenti; pronti a spiccare il volo verso la propria realizzazione lavorativa.

Come ricorda i suoi anni all’università? Era contento/a?

Roberto Badaracco (1965, Berna, Diritto): «Sono stati anni bellissimi poiché si assaporava la libertà dello studente. Potevo gestire il mio tempo libero e le varie attività collaterali. Uno dei più bei momenti della mia vita.»

Angelo Jelmini (1955, Berna, Diritto): «Molto positivamente: è stata un’avventura interessante. Sono tutt’ora contento di ricordare quei bei momenti.»

Cristina Zanini Barzaghi (1964, Zurigo, Ingegneria Civile): «Era un bel periodo: la prima esperienza via da casa e quindi vivere da soli. Un periodo in cui ho avuto nuove amicizie. Mi sono trovata molto bene all’epoca dell’università.»

Come si ricorda lei all’epoca?

RB: «Ero aperto al mondo, alle nuove esperienze e tutto mi interessava e stuzzicava. Tanto è vero che entrai, come uno dei pochi ticinesi a Berna, in una società studentesca, la Halleriana Bernensis, dove vissi un’esperienza unica, imparando un po’ lo Schwyzerdutch e legando con tanti studenti svizzero- tedeschi.»

AJ: «Ero attivo nella Società degli Studenti: ai tempi c’era già un gruppo di studenti democristiani. Giocavo a pallacanestro nella squadra dell’università: per andare in nazionale B, abbiamo giocato sei partite e abbiamo preso sei legnate, ma è stata una bella esperienza.»

CZB: «Sono sempre stata molto impegnata: studiare mi è sempre piaciuto. Ero diligente e ho avuto la fortuna di non fare molta fatica, avendo comunque la possibilità di potermi divertire e lavorare con gli altri. Ho interagito parecchio con i compagni di scuola, aiutandosi reciprocamente.»

I giovani sono sempre un po’ ribelli: com’erano i rapporti con la sua famiglia?

RB: «Ero critico su tutto, non certamente ribelle. I rapporti con i miei genitori erano buoni e serbo ancora oggi una grande riconoscenza nei loro confronti per avermi permesso di studiare e diventare indipendente nella vita.»

AJ: «Sono il maggiore di cinque figli: no, al nostro interno non mi sono mai sentito un gran ribelle. La famiglia mi ha lasciato generosamente molto spazio.»

CZB: «Non avevamo particolari problemi. La mia generazione non era una generazione contestatrice rispetto a quelle precedenti. Non c’erano grossi conflitti con la mia famiglia.»

Qual era la sua proporzione studio-svago?

RB: «Ammetto che il primo anno ho studiato poco. Poi mi sono accorto che così facendo non sarei andato lontano. Mi sono quindi messo a studiare in maniera regolare. Nei mesi prima degli esami studiavo tutto il giorno senza sosta. La sera ero sfinito.»

AJ: «Durante il primo anno, l’agenda era ricca di svago: me la sono presa comoda. Poi invece ho trascorso periodi intensi in biblioteca. Cercavo di essere regolare nel seguire le lezioni.»

CZB: «Ingegneria non era una materia tipica per le ragazze. Da quando ho iniziato l’università ho cominciato ad avere una vita come adesso: era come lavorare. Nei fine-settimana, invece, c’era più spazio per lo svago e tornare a casa.»

Quali le paure all’epoca dell’università?

RB: «A quell’età più che paure vi erano incognite. Superare gli esami e non bocciare. Avere un futuro professionale solido davanti a sé, con una certa garanzia economica.»

AJ: «La paura degli esami c’è sempre perché non ti senti sufficientemente preparato. Investendo sempre il giusto tempo, alla fine – con un bagaglio sufficiente – puoi andare tranquillo.»

CZB: «Bisogna responsabilizzarsi e prendere in mano la propria vita. La preoccupazione più grande era arrivare alla fine degli studi e rendersi autonomi. C’è sempre anche un po’ la paura di non trovare lavoro.»

Quali i consigli per i giovani universitari nel loro lavoro di studenti?

RB: «Affrontare tutto in maniera critica. Studiare applicandosi con tutte le forze e senza perdere di vista la vita “normale”. Confrontarsi con gli altri studenti, intessere relazioni fruttuose e crescere interiormente come uomini e donne. Avere principi solidi e valori profondi nell’ottica di dare un contributo fattivo alla società in cui si vive.»

AJ: «Scegliere uno studio che lo appassioni e a cui rivolga interesse. Il lavoro di studente implica sacrificio. E poi dedicare tempo al rapporto con gli altri: le esperienze e il contatto serve per la vita. Aprirsi agli altri e a ad altre realtà.»

CZB: «Studiare è come lavorare: l’università non va presa sottogamba. Avere voglia e passione, impegnarsi tanto, aiutarsi l’uno con l’altro. Bisogna imparare il proprio metodo di studio: e non è facile. Oggi si è molto più distratti di un tempo.»

Amedeo Gasparini