domenica 1 ottobre 2017

“Non si torna mai indietro. Si va sempre avanti!”


- Intervista a Mario Platero -

Dottor Platero, lei si trasferisce negli USA nel ‘78: si ricorda il suo primo approccio in America?

Il primo approccio è stato quello di un arrivo in una città molto grande e molto calda. Sono arrivato a New York in agosto. Per me l’avvio di questa avventura è la città che vedo dai finestrini dell’aereo a JFK. Ero qui a fare un Master alla Columbia e quindi, dopo essermi laureato a Torino, ero venuto a studiare Affari Internazionali. Prima però avevo cominciato a scrivere di musica per Stampa Sera: è così che comincia la mia esperienza giornalistica. Prima ancora editavo – quando ero capo-villaggio durante le estati dell’università – il Costa Tiziana News e avevo lavorato a di “Tele Torino International”. Quindi, arrivando negli USA avevo già un minimo d’infarinatura giornalistica.

Lei conduce “America 24”, raccontando il dinamismo americano, l’aspirazione al successo, l’energia, la green economy. Com’è raccontare tutti i giorni questa “esplosione” americana?

Be’, è sempre molto eccitante, anche perché questo è un paese che ha una gran quantità di cose da dire e da raccontare. Trovo interessante trovare uno spunto, un angolo che possa raccontare questa America, perché l’America non è soltanto l’America dei Democratici o dei Repubblicani, ma è l’America delle invenzioni, della nuova frontiera, l’America che ogni giorno ha qualcosa di nuovo da darci. Ogni giorno c’è una storia americana.

I giornali americani hanno un prezzo di copertina superiore rispetto a quelli europei: come mai?

La carta stampata è in crisi e quindi il giornale diventerà quasi un prodotto di lusso: una cosa che si compra. “E allora perché non farla pagare di più? Altro che tre-quattro dollari: vendiamolo a sette-otto dollari!” Alla fine, per chi compra quel giornale, avere quell’informazione pagando otto dollari o quattro dollari non gli cambia niente.

Siti come NYT e WSJ sono “non free”, mentre da noi sono quasi tutti gratis. Cosa ne pensa dei siti d’informazione a pagamento?

A siti devono essere a pagamento! Bisogna puntare sulla qualità, alle persone che davvero vogliono delle notizie vere. E quindi si dà più peso alla serietà dell’articolo e meno al sensazionalismo, perché se io faccio un sito che è aperto al pubblico, lo faccio perché voglio aumentare il flusso di gente che viene a vederlo. Ma questa non è qualità giornalistica: è un’attrazione per accrescere il traffico.

Da giornalista corrispondente lei vede i social network come un amico o un nemico?

Il social network è fondamentalmente un nemico per noi: un nemico che va controllato, un nemico che ha tolto traffico ai giornali tradizionali e siti di notizie e ha dato spazio a persone che credono di fare notizia, ma fanno fake news, fanno giornalismo scandalistico, pubblicando tutto quello che li viene in mente, inventando un circolo vizioso. I social dovranno fare degli esami di coscienza perché se abbiamo un problema di fake news lo abbiamo perché i siti Internet o i blog poco controllati si sono diffusi al di là dell’immaginabile.

Secondo lei sarà ancora essenziale la figura del corrispondente estero nel futuro?

Il corrispondente tradizionale come sono stato io tenderà a diminuire perché i giornali saranno più piccoli e avranno meno risorse. Crescerà la figura del freelance, ma la figura del corrispondente, dell’inviato, è una figura imprescindibile dalla stessa professione di giornalismo. Ciò aprirà più spazio ai giovani.

Si ricorda la prima volta alla Casa Bianca? Lei ha iniziato con Reagan: che emozione fu?

Arrivare alla Casa Bianca è sempre una grande emozione perché è come se fosse sempre la prima volta. È un posto storico, un posto mitico, un posto vivo, un posto dove succedono le cose, un posto da cui si diramano notizie, informazioni, decisioni politiche che hanno a che fare con il resto del mondo. La Casa Bianca è un qualche cosa di unico, ma devo dire che l’emozione più forte l’ho avuta quando sono stato invitato per un’intervista con il mio primo Presidente americano: Ronald Reagan. Quello è stato un momento molto importante non solo per le considerazioni professionali, ma fu l’incontro con un uomo straordinario che ha cambiato il volto del mondo.

Lei tornerebbe all’epoca di quando ha iniziato a fare giornalismo?

No! Non si torna mai indietro: si va sempre in avanti! Questa è una regola fondamentale di vita. Ci sarà sempre un domani e il domani sarà sempre diverso dal passato. Mai vivere rifugiandosi nel passato, perché il mondo gira e si rischia di perdere il treno.