giovedì 1 giugno 2017

Testimonial a tutto gas



- Intervista a Alex Fontana -

Come sei stato contattato per essere investito del ruolo di testimonial?

Avevano contattato mio padre in realtà: eravamo ad una gara. Arrivò una telefonata in cui un amico della Croce Rossa gli chiedeva se non fosse possibile avermi come testimonial e se potessi essere interessato. Quando me l’hanno chiesto io ho detto: “ma sì, subito! Va bene. Più che volentieri.” Alla fine, se posso aiutare – anche se il mio contributo è minimo rispetto ad un vero volontario della Croce Rossa – per me è sempre un piacere. Ho detto subito di sì e mio padre mi ha detto: “ma non sai nemmeno cosa devi fare!” “Fa niente: se è per la Croce Rossa sarà per un contributo.” Se ci sono e sono libero ci vado volentieri.

E quel è il contributo che tu riesci a dare alla Croce Rossa?

Per principio volevano uno sportivo, un giovane, come immagine; e poi io ho deciso di essere partecipe a determinati eventi (ne hanno così tanti quest’anno, che ne faccio decine ogni volta che son libero). Sono stato all’inaugurazione della palestra all’aperto al Ciani, sarò alla StraLugano con il Sindaco e in più sono stato presente alle loro assemblee. Quindi, in realtà, il mio contributo è piccolo.

In che modo l’essere pilota automobilistico ti ha aiutato a trovare l’umanità che cerca la Croce Rossa?

Credo che l’automobilismo non abbia nulla a che vedere con questo: non credo di essere stato scelto perché sono un pilota di macchine da corsa. Credo di essere stato scelto perché sono un giovane del luganese che ha seguito il suo sogno e fa dello sport la sua professione. Per me non c’è alcun tipo di interesse: lo faccio solo per dare una mano al nostro piccolo territorio. Per me essere testimonial della Croce Rossa è una cosa incredibile: avrebbero potuto scegliere mille altre persone; quindi questo mi fa molto piacere.

Nel 2017 la Croce Rossa compie cento anni: si tratta di una data d’arrivo o di partenza?

Direi nessuno dei due. Direi piuttosto un checkpoint: la partenza è già stata fatta tantissimi anni fa. La Croce Rossa è diventata quella che è perché ad ogni checkpoint ha visto cosa migliorare per evolversi. Quindi sicuramente è un traguardo che va premiato per tutti gli sforzi che sono stati fatti da tutti i volontari, per tutti questi anni (non dimentichiamo d’altra parte tutte le donazioni e gli aiuti). E quindi è una dimostrazione del fatto che la volontà di aiutare il prossimo c’è ed è radicata nell’essere umano e di conseguenza può soltanto andare avanti.

A proposito di sfide quali sono le prossime sfide che la Croce Rossa dovrà affrontare?

Sicuramente quest’anno è molto impegnativo per il centro rifugiati di Cadro, un grande edificio per smistare i rifugiati del Ticino.

Recentemente hai dichiarato che “sebbene il mio contributo non arrivi di certo ad eguagliare quello di tutti gli amici e dei volontari della sezione di Lugano, farò del mio meglio per portare un sorriso in più, tendere una mano verso chi ha bisogno”. In questa società di crisi non solo economica, in che modo si può fare del bene, non solo con la Croce Rossa?

Credo che non bisogna cercare un modo per fare del bene a tutti i costi come per cercare di liberarsi dai peccati. Non bisogna viverlo come uno stress. Secondo me deve essere dato da una piccolissima cosa: aiutare una signora con la spesa o semplicemente non tagliare la strada quando vedi qualcuno che sta per uscire da una precedenza. Una volta ero in colonna e fermarmi due secondi in più e lasciare uscire una persona dalla precedenza non era niente di che, ma questa donna era talmente esasperata che quando l’ho fatta passare quasi non ci credeva e mi ha mandato un bacio dal finestrino. A me questo ha messo di buon umore tutto il giorno. Per cui sì, è ovvio che donare a livello finanziario, piuttosto che andare a fare volontariato sia un fatto più importante, però trovo che non bisogna usare la scusa del “poco tempo” o “pochi soldi” per non andare a fare volontariato o donare. Si può iniziare a fare del bene anche da piccole cose giornaliere ed è qui che la gente cade più miseramente. Se tutti facessero questi piccoli gesti, vivremmo in una società più piacevole. Prima bisogna iniziare da cose molto semplici e quando hai fatto quelle, allora, si può fare qualcosa di più. Io non è che vado tutti i giorni in un centro dialisi ad aiutare gli anziani, però quelle volte che l’ho fatto, l’ho fatto con piacere. Ognuno deve trovare il suo modo per dare una mano.