giovedì 1 dicembre 2016

Cambiamenti: orientiamoci oggi


La scelta dello studio futuro non è cosa da poco: è un tema che attanaglia tutti i giovani; e quindi, in passato, anche gli adulti. La vita non è mai è una linea retta, ma è ondulata e soggetta ad inclinazioni di vario genere. E il futuro si presenta sempre come una strada. Una strada che si biforca. Spesso, le chiavi interpretative del futuro di uno studente non sono in grado di azzeccare la giusta serratura: la causa è per l’appunto la tenera età. È necessario un aiuto, una consulenza. Help! I need somebody.

Matteo Crivelli, orientatore dell’Ufficio orientamento scolastico e professionale, è attivo presso il servizio di orientamento alle scuole universitarie. Il suo è un lavoro a continuo contatto con i giovani: la sua esperienza del ramo formativo teorico-professionale è ampia. Lui si occupa in gran parte di offrire consulenza a studenti liceali o universitari i giovani, in sostanza; cioè coloro quali “spesso hanno pochi limiti, pochi ostacoli, tutta la vita davanti e molte risorse.” Ma anche “molte paure”: l’età che procede lentamente e le responsabilità personali derivate dalla crescita fanno incrementare dubbi e ansie di cambiamenti. L’importante “è non farsi influenzare dalla paura”, ma adoperare senso critico e razionalità. Molti si appellano all’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale.

Il lavoro di orientatore scolastico non è quello di “dare consigli”, perché – alla fine – “la scelta ultima è della persona.” L’orientatore cerca piuttosto di “favorire le capacità dello studente di affrontare le proprie scelte in modo autonomo, partendo spesso dalla conoscenza dei propri interessi, della personalità, dei valori, così come del mondo del lavoro e della formazione,”: egli è un esploratore in perenne ricerca. Che, come tutte le ricerche – così come la strada del futuro lavorativo che si divide in due – può riservare esiti più o meno positivi. Alcuni studenti rischiano di restare delusi dopo una consulenza di orientamento, se si aspettavano “la soluzione perfetta ai loro problemi.” Una sorta di decisione da impacchettare al momento e ritirare come un pasto preconfezionato. E difatti, “un colloquio non basta.” La scelta, come sempre, va presa con diligenza e il lavoro da fare su – e dentro – sé stessi è grande e richiede tempo.

La paura dell’insuccesso è molta ed è gravosa sulle spalle dello studente: “capita spesso d’investire molto tempo nello studio, ma non vederne i risultati.” Forse “è il metodo di studio che non fa per sé” e non conforme ad alcuni studenti, i quali – ricevendo una certa nota scolastica – vedono i loro sforzi riassunti unicamente in un numero. “La valutazione riassume tutto il lavoro di un periodo in un test.” Ed è quel test che decide tutta la formazione globale dello studente? Ahimè, la scuola rischia di farlo, ma trovare il “colpevole” non è la soluzione. Anche – e soprattutto – all’Università funziona così e quindi ecco un “motivo in più per trovare un metodo di studio personale ed efficace.” La famiglia, il focolare domestico, ha un ruolo impressionante. Alcuni genitori “fanno grandi pressioni” sui loro figli, i quali – a loro volta – gliele attribuiscono quando parlano con l’orientatore. Secondo l’esperienza di Crivelli, la “maggioranza dei genitori” non grava eccessivamente sulle spalle del figlio circa la sua scelta professionale; anzi lo appoggia lasciandogli grande libertà.

La cultura latina – nonostante si stata fondata sull’artigianato e il commercio – sembra bistrattare ingiustamente il ramo delle scelte professionali. Un ramo che ha pari dignità se comparato al liceo o l’università. “La formazione professionale in Svizzera è di altissima qualità.” Inoltre, oggi, il sistema formativo offre una permeabilità fra le diverse formazioni, con passerelle che consentono il passaggio tra mondi apparentemente separati: quello teorico universitario e quello pratico – ma non solo – professionale. “L’influenza dell’Italia è significativa”: è questa la spiegazione di una – forse – eccessiva predilezione da parte dei molti ticinesi per il liceo ed in seguito l’università. Perché in Svizzera tedesca una grande percentuale di ragazzi opta per un’eccellente scelta di stampo professionale, proprio perché la formazione duale (azienda) – in Svizzera – è “molto efficiente”, valorizzata, largamente sviluppata e con un maggior numero di posti di tirocinio offerti. Il prestigio e la praticità sono peculiarità del sistema scolastico svizzero. Aggiungerei anche il pragmatismo, essenziale al giorno d’oggi.

E sempre per parlare di “diverse discipline”: il sistema ha bisogno di più laureati? Crivelli risponde economicamente: “dipende dal gioco della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro”, l’unico arbitro decisionista ed essenziale del futuro di nuovi lavoratori.

Ed in ultimo, uno sguardo su questa generazione: una generazione che ha “tante possibilità”, con “tecnologie sempre più potenti”, mediante le quali “creare contatti è più semplice.” Il vantaggio del social è evidente: può aiutare ad aprire la mente ai cambiamenti che aspettano i giovani al varco. “Essenziale saper cogliere le opportunità” da parte di una generazione che è contraddistinta da “alta creatività”, e tante aspettative. I genitori non vedranno l’ora di vedere salpare i propri figli verso un nuovo mare: non saranno mai dei falliti se mettono passione ardente nelle professioni future. Qualunque esse siano. L’orientatore scolastico e professionale esiste per tutto questo. E tutto comincia con queste scelte.